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Visualizza Versione Completa : Datazione dei manoscritti: radiocarbonio



KermitDep
08-20-2013, 09:42 AM
Volevo porre all'attenzione del forum un'argomento che vale la pena approfondire,la datazione dei manoscritti,argomento che spero Maga inserisca nei suoi prossimi articoli


Una tecnica più scientifica per stabilire la data di un manoscritto che in teoria sembrerebbe essere più sicura è quella basata sul Carbonio 14, messa a punto negli anni ’50 da W.F. Libby dell’Università di Chicago, premio Nobel per la Chimica nel 1960. In tutti gli organismi viventi (animali e vegetali, quindi anche nei papiri e nelle pergamene) è presente una certa percentuale di carbonio, che viene assorbito dall’atmosfera terrestre. Gli atomi di carbonio sono quindi presenti in ogni essere vivente in tre isotopi aventi diverso peso atomico: C12, C13 e C14. I primi due isotopi sono stabili e non subiscono alcun mutamento mentre l’isotopo noto come C14, radioattivo, è instabile e soggetto a decadimento. Quando un organismo muore cessa di rifornirsi di carbonio e il contenuto di C14 dell’organismo inizia a calare progressivamente secondo una curva nota, l’isotopo C14 infatti si trasforma in un isotopo dell’azoto noto come N14. Poiché il contenuto di C12 e C13 rimane inalterato anche in seguito alla morte dell’organismo, misurando la percentuale di C14 presente nell’organismo in rapporto alla percentuale di C12 e C13 si può determinare da quanto tempo l’organismo è morto: sappiamo per esempio che a 5.730 anni dalla morte dell’organismo il tasso di C14 si è dimezzato rispetto al valore iniziale leggibile dal tasso di C12 e C13; dopo 11.460 il tasso di C14 si è ormai ridotto ad ¼ del valore iniziale, e così via secondo una curva iperbolica ben nota dalla chimica.

Il metodo di datazione basato sul radiocarbonio ha sempre un certo margine di incertezza. Nel caso di un manoscritto antico, l’organismo sottoposto alla tecnica del C14 è semplicemente il papiro (vegetale) oppure l’animale dal quale è stata prelevata la pelle per ricavarne la pergamena o il cuoio. Pertanto una prima approssimazione di questa tecnica di datazione è data dal fatto che essa non fornisce certo la data esatta in cui è stato scritto il documento bensì la data in cui è stato raccolto il papiro oppure scuoiato l’animale dal quale si è ricavata la carta per scrivere. Poiché nei tempi antichi i rotoli nuovi potevano rimanere inutilizzati per anni prima della scrittura abbiamo già un primo problema di ordine “pratico” confidando in una datazione di questo tipo. Un secondo problema è poi dato dal fatto che il metodo è corretto solo se si ipotizza che la concentrazione di C14 nell’atmosfera sia sempre rimasta costante e identica in ogni epoca storica. Purtroppo la ricerca scientifica ha dimostrato che questo non è vero e che nel corso dei secoli tale concentrazione è cambiata significativamente, introducendo un errore nel metodo di misura. Abbiamo poi una terza causa di errore legata al tempo di dimezzamento del C14 che non è noto con precisione assoluta. Misure del tempo di dimezzamento sono state eseguite in vari laboratori, oggi sono note due stime, una che dà come risultato 5.730 ± 40 anni, l’altra invece 5.570 ± 30 anni. Fino ad oggi la comunità scientifica non ha stabilito nessuna regola da seguire, salvo quella di specificare a quale stima del tempo di dimezzamento si fa riferimento. Inoltre occorre tenere presente che un reperto organico molto probabilmente può essere affetto da contaminazione: in qualunque momento dopo la morte l’organismo può venire a contatto con carbonio non assorbito volontariamente e a causa di ciò la percentuale di C14 può risultare alterata comportando di fatto un ringiovanimento o un invecchiamento del campione. La contaminazione è generalmente il problema più grave che si riscontra applicando nella pratica il metodo di datazione al radiocarbonio. Durante le stesse operazioni di misura occorre prestare particolare attenzione a non contaminare il materiale con sostanze che potrebbero alterare la quantità di C14 da rilevare.



Per queste ragioni la datazione al radiocarbonio C14 va sempre calibrata con altri strumenti alternativi. Uno di questi è la dendrocronologia, la scienza che si occupa di stabilire una cronologia storica basata sull’analisi delle informazioni contenute nei tronchi degli alberi. La dendrocronologia consente in particolare di correggere l’errore dovuto all’assunzione che il tasso di C14 nell’atmosfera sia sempre rimasto costante nelle varie epoche storiche. Leggendo l’accrescimento degli anelli degli alberi è stato possibile costruire una sequenza che risale indietro nel tempo fino ad 8.000 anni fa per l’emisfero settentrionale. Sfortunatamente mancano dati precisi ad esempio per l’area egiziana, tipicamente povera di alberi. E’ noto ad esempio che l’Egitto è poverissimo di legname e nei tempi antichi doveva importarlo dal Libano. Ma per molte zone del mondo esistono informazioni sufficientemente precise. Datando un pezzo di legno con la tecnica del C14 e confrontando la datazione con quella suggerita dalle sequenze note dalla dendrocronologia è possibile farsi un’idea, epoca per epoca, della discrepanza tra i due metodi di datazione e quindi introdurre un fattore correttivo alla tecnica del C14 noto come calibrazione. La calibrazione ottenuta con la dendrocronologia è una scienza relativamente recente, è stata messa a punto a partire dagli anni ’70. Una datazione al radiocarbonio ha pertanto sempre un margine di incertezza scientifico, che può essere di qualche centinaio di anni. Per questo per reperti preistorici la tecnica si rivela eccellente: ad esempio, sapere che un oggetto è stato costruito 10.000 anni fa (le più recenti ottimizzazioni della tecnica del C14 consentono di datare reperti fino a circa 100.000 anni fa) con una tolleranza di 200 anni è un’ottima informazione; ma sapere che un manoscritto cristiano è stato scritto verso il 50 d.C. con una precisione di 200 anni è assai meno entusiasmante perché in un lasso di tempo così grande sono cambiate moltissime cose nella storia della Chiesa e dell’ebraismo. Nel 1952 Libby, lo stesso ideatore del metodo basato sul C14, sottopose al test alcuni teli di lino che avvolgevano dei rotoli prelevati nella grotta 1 di Qumran. Il risultato fu una datazione al 33 d.C. con una precisione di ± 200 anni, che significa che quei teli erano stati realizzati tra il 167 a.C. e il 233 d.C. Poiché abbiamo informazioni storiche secondo cui le grotte di Qumran vennero abbandonate verso il 68 d.C. certamente la data del 33 d.C. è verosimile. Tuttavia se non avessimo questa informazione supplementare avremmo una grande incertezza nello stabilire ad esempio se i teli erano stati depositati nella grotta prima di Cristo, prima o dopo la distruzione del tempio di Gerusalemme (70 d.C.), nel I o nel II secolo d.C. e così via. Oltretutto per datare un oggetto con questa tecnica occorre sacrificarne una porzione che va completamente distrutta al termine del test. La quantità di materiale necessaria per eseguire il test dipende dal tipo di reperto e dalle operazioni di decontaminazione ed è grosso modo compresa fra 10 e 100 mg: per questo nel caso dei documenti l’esame non è possibile per piccoli frammenti o porzioni di manoscritto, occorrerebbe infatti perdere gran parte del reperto. In tempi più recenti, verso la fine del XX secolo, è stata messa a punto una tecnica che garantisce una maggiore precisione nei risultati e richiede inoltre meno materiale da sacrificare durante il test: si tratta della spettrometria di massa. Grazie a sofisticati acceleratori è possibile misurare il tasso di C14 rapportato al tasso di C12 presente in un reperto organico con una precisione superiore a quella del tradizionale metodo di Libby e con quantità minime di materiale, dell’ordine del mg soltanto, da cui l’interesse per questa tecnica nel caso della datazione dei manoscritti antichi. Per esempio durante le prove al radiocarbonio eseguite nel 1994 presso i laboratori dell’Università dell’Arizona su alcuni manoscritti delle grotte di Qumran è stato necessario sacrificare da un minimo di 4,90 mg di materiale (campione dell’Apocalisse Messianica 4Q521) fino ad un massimo di 56,50 mg (rotolo del profeta Isaia 1QIs“a”).



Per concludere vediamo un esempio di datazione di manoscritti eseguita con la tecnica del C14. La sottostante Tabella 1 riporta la datazione al radiocarbonio eseguita su cinque manoscritti ebraici del tempo della rivolta di Bar Kokhba ritrovati nel sito di Nahal Hever. Tutti i documenti hanno una data di stesura certa perché scritta nel loro interno: sono stati scritti fra il 128 e il 135 dopo Cristo.


Manoscritto
Datazione C14
95% (Prob. 2s)
68% (Prob. 1s)
Data scrittura

Wadi Seyal
1917 ± 42
2-220 d.C.
32-129 d.C.
130-31 d.C.

Mur 30
1892 ± 32
32-224 d.C.
77-132 d.C.
134 d.C.

5/6 Hev 19
1827 ± 36
84-322 d.C.
131-240 d.C.
128 d.C.

5/6 Hev 21
1799 ± 57
80-329 d.C.
132-324 d.C.
130 d.C.

X Hev/Se 8 a
1758 ± 36
140-390 d.C.
237-340 d.C.
135 d.C.


Tabella 1 – Datazione di alcuni manoscritti del tempo della rivolta di Bar Kokhba. Fonte: G. Doudna, Redating the Dead Sea Scroll Deposits at Qumran: the Legacy of an error in Archaeological Interpretation, pubbl. internet, 2006. I dati sono stati ripresi dalla rivista Radiocarbon, nella quale compaiono i risultati delle prove al radiocarbonio eseguite nel 1991 e nel 1994 su alcuni campioni di rotoli di Qumran e Nahal Hever.

La prima colonna riporta semplicemente il nome tecnico del manoscritto. La seconda colonna riporta la datazione eseguita con il metodo del C14, riferita all’anno 1950 d.C., per esempio la data 1917 ± 42 è equivalente al periodo 9 a.C. – 75 d.C. La terza e quarta colonna riportano la datazione al C14 corretta con il metodo della dendrocronologia. Il risultato della calibrazione è sempre di tipo probabilistico, per esempio si stima che con una probabilità del 95% (2s) che il primo documento sia stato scritto tra il 2 e il 220 d.C.; la probabilità di centrare la data ovviamente scende se se restringe il margine di incertezza, pertanto la probabilità che il medesimo documento sia stato scritto tra il 32 e il 129 d.C., in un intervallo di tempo più ristretto, è soltanto del 68% (1s). Sappiamo per certo che questo primo manoscritto è stato composto nel 130-31 d.C., lo prova la data contenuta al suo interno. Nell’esempio della tabella si intuisce che la datazione con probabilità 2s (95%) grosso modo è coerente con la data vera di stesura, con la sola eccezione del manoscritto X Hev/Se 8 a che risulta più giovane di quello che è. La datazione con probabilità 1s (68%) tende già ad essere meno precisa e a sovrapporsi poco alla data di esatta stesura dei vari manoscritti in quanto l’intervallo della possibile data di scrittura del documento è più selettivo. Così il primo e il secondo documento sono stimati essere più antichi di quello che sono nella realtà, mentre il terzo e il quarto risulterebbero più giovani della realtà. La datazione al radiocarbonio del quinto documento, Hev/Se 8 a, appare del tutto incoerente con la vera data di stesura.

Nel caso dei documenti occorre quindi grande cautela nell’interpretazione dei risultati delle tecniche basate sul radiocarbonio, purtroppo molto spesso la precisione che il metodo è in grado di offrire non è sufficiente per le nostre analisi. Inoltre la tecnica non è sempre applicabile in quanto richiede di sacrificare una certa porzione di materiale e questo è inaccettabile nel caso ad esempio dei piccoli frammenti di manoscritto (es.: 7Q5) per i quali non resta che la sola indagine paleografica.