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  1. #1

    Le mutazioni sono deleterie per il genoma

    Le mutazioni sono deleterie per il genoma




    1 - Introduzione
    2 - TRE DEI CON TRE NEI
    3 - L'analogia di Dawkins
    4 -


    Introduzione

    Un'analisi delle mutazioni nel DNA/RNA indica che esse non possono provocare un aumento dell'informazione nel genoma. Ciò contraddice le predizioni del modello neo-Darwiniano dell'origine delle specie. Tale degenerazione del genoma è controbilanciata dalla selezione naturale che aiuta a mantenere lo status quo, eliminando le specie che si allontanano troppo dall'originale. La degenerazione è causata da vari fattori, di due dei quali ci occuperemo qui.

    1) C'é una tendenza delle mutazioni a produrre un numero sproporzionato di certi nucleotidi come la timina e
    2) molte mutazioni si verificano in relativamente pochi posti dentro il gene chiamati "siti caldi" (hot-spot), e raramente avvengono in altri, chiamati "siti freddi" (cold-spot).

    Una ricerca intensiva nella letteratura non mostra un singolo chiaro esempio di mutazione benefica a guadagno di informazione. Invece esistono migliaia di mutazioni deleterie, e ciò suffraga l'ipotesi che non vi siano reali mutazioni benefiche. Questi risultati vanno d'accordo con il modello della creazione.

    La base della macroevoluzione dovrebbe essere presumibilmente il verificarsi di mutazioni, cioè cambiamenti accidentali nel DNA. Ciò include sia il DNA che codifica per proteine sia quello che ha altri ruoli nella cellula. Questi cambiamenti possono dar luogo a cambiamenti osservabili nel fenotipo (l'apparenza fisica) dell'organismo. Queste mutazioni forniscono le differenze sulle quali la selezione naturale opera (Mayr, 2001; Wise, 2002, p. 163). L'importanza critica delle mutazioni nel fornire il materiale grezzo per l'evoluzione è largamente conosciuta dai Darwinisti, ed è quasi universalmente citata nei testi di biologia (Mayr, 2001). Nelle parole di uno dei fondatori della moderna teoria neo-Darwiniana, e uno dei più eminenti evoluzionisti, il professore di Harvard Ernst Mayr:
    "In definitiva, ogni variazione è dovuta ovviamente alle mutazioni".
    (Mayr, 1967, p. 50)
    Il primo artefice del neo-Darwinismo fu Theodosius Dobzhansky il quale scrisse che:
    "il processo della mutazione è l'UNICA sorgente di materiale grezzo della variabilità genetica, e quindi dell'evoluzione
    (Dobzhansky, 1957, p. 385, enfasi mia).
    Dobzhansky concluse che:
    l'evoluzione è possibile SOLO perché l'eredità è controbilanciata da un altro processo opposto negli effetti, la mutazione.
    (1951, p. 25, enfasi mia)
    La conclusione che le mutazioni sono la chiave dell'evoluzione è alla base del moderno neo-Darwinismo (Mayr, 2001).

    Altre sorgenti di variazione, come la riproduzione sessuale, il "crossing over" e la trasposizione genetica, producono solo riarrangiamenti di informazione pre-esistente e non creano nuova informazione genetica [Guardate video in basso]. Questi altri meccanismi di cambiamento generano solo variazioni fenotipiche che produrranno, al massimo una limitata quantità di microevoluzione. Quindi in definitiva la sorgente di tutte le varietà genetiche richieste dalla macroevoluzione sono le mutazioni.




    Una delle illustrazioni più usate per aiutare a capire il processo della macroevoluzione per mezzo delle mutazioni è stata fornita dall'eminente biologo evolutivo e professore di Oxford, Richard Dawkins (1986). Il suo esempio - affinché l'evoluzione neo-Darwiniana avvenga - richiede la variazione casuale di tutti, o quasi tutti, i nucleotidi. Il presente articolo esamina se questa assunzione è soddisfatta.

    Il modello macroevolutivo di Dawkins aiuta a capire perché le mutazioni che sono espresse virtualmente comportano sempre una perdita di informazione o una corruzione del gene. La maggior parte delle mutazioni espresse danno luogo a proteine che una funzione ridotta, come per esempio l'anemia falciforme. Alcune mutazioni, come la adrenoleucodistrofia causano una perdita completa della funzione (Lewis, 2003, p. 26).

    Questo risultato conferma l'affermazione di Batten che la maggior parte delle mutazioni sono dannose e:


    la maggior parte delle restanti sembrano avere ne effetti positivi ne negativi. Le mutazioni benefiche sono straordinariamente rare e comportano cambiamenti insignificanti. In definitiva le mutazioni sembrano molto più distruttive che costruttive...
    (Batten, 2002, p. 163)
    Vengono distinte tre tipi di mutazioni: benefiche, neutre e deleterie (Mayr, 2001, p. 98). Per coerenza in questo documento ci atterremo alla terminologia di Mayr, che afferma che il risultato a lungo termine delle mutazioni è la degradazione, il deterioramento e la degenerazione del genoma.

  2. #2
    TRE DEI CON TRE NEI




    Un ragazzino indiano si avvicina ad un rabbino seduto in una panchina nel parco e curioso di conoscere la loro cultura gli chiede: "scusi voi avete tanti DEI?" E il rabbino gli risponde: "no però abbiamo tanti NEI in faccia".

    Questa storia è sciocca. Gli DEI non hanno niente a che fare con i NEI, nonostante il fatto che le parole appaiono e suonano simili. Le parole sono solo rappresentazioni simboliche arbitrarie di idee. Le lettere o simboli in una parola non significano nulla se non gli viene assegnato un significato da una fonte esterna come un dizionario o un libro di codici.

    A causa della natura arbitraria del linguaggio, a qualsiasi simbolo di un gruppo di simboli può essere assegnata una qualsiasi definizione, a condizione che questa sia frutto di accordo o sia compresa da coloro che vogliono usare questi simboli per comunicare idee. In questo modo, alcune idee molto simili possono essere rappresentate da parole che appaiono molto diverse o idee molto diverse possono essere rappresentate da parole molto simili di aspetto e suono.

    Ad esempio, le parole "ammirare" e "stimare" hanno significati molto simili, ma di aspetto non si assomigliano affatto . Le parole "bello" e "ballo" appaiono e suonano molto simili, ma hanno significati agli antipodi tra loro.

    Tutte le lingue sono arbitrarie in quanto ai simboli vengono dati i loro significati, e questo significato è indipendente e maggiore dei simboli stessi.

    I linguaggi simbolici non sono solo limitati alla comunicazione umana. Ogni essere vivente usa un linguaggio simbolico per comunicare le informazioni sotto forma di parole genetiche scritte nelle lingue di DNA e proteine​​. Troverete in ogni manuale di biologia che il linguaggio del DNA è fatto di parole. A ciascuna di queste parole viene dato un significato arbitrario per mezzo di un libro di codici chiamato il "Codice Genetico".

    Le proteine ​​sono anche "scritte" utilizzando lettere in un alfabeto chimico chiamato aminoacido. Ci sono 20 differenti aminoacidi così come ci sono 26 diverse lettere dell'alfabeto. Differenti disposizioni di queste lettere in proteine formulano parole di proteine, alle quali viene dato un significato o una funzione arbitraria dalla cellula che le produce. Proprio come in un qualsiasi altro linguaggio simbolico, non vi è alcun significato intrinseco per una data proteina al di fuori di come la cellula la definisce.

    Per esempio, la proteina chiamata "insulina" è un segnale per alcune cellule nel corpo umano di assorbire glucosio dal flusso sanguigno. La proteina insulina bovina è costituita da due parole proteiche che sono collegate insieme. Una di queste parole è di 21 lettere-aminoacidi di lunghezza. L'altra parola è lunga 30.(1)




    Non c'è niente di speciale in queste parole in sé e per sé che dicano ad una cellula che ha bisogno di assorbire zucchero. Quindi, come fa la cellula a "sapere" che cosa fare quando entra in contatto con l'insulina? La cellula riconosce l'insulina attraverso una specifica proteina recettore che percepisce l'insulina come una serratura riconosce una chiave. Poi, proprio come quando una chiave ruota una serratura, questo recettore dell'insulina invia un segnale alla cellula che gli dice di assorbire zucchero.

    In altre parole, questa serratura è collegata a un sistema sottostante di funzionalità. La chiave che essa riconosce è la chiave dell'insulina, ma questo riconoscimento è arbitrario. La stessa funzione potrebbe essere infatti impostata per riconoscere qualsiasi altra "parola" proteica.

    La molecola di insulina è semplicemente una rappresentazione simbolica di una idea o una funzione che la cellula riconosce. La cellula riconosce l'insulina perché è programmata per riconoscere il linguaggio del corpo di cui è una parte. Cellule specializzate rendono la proteina di insulina come un messaggio simbolico ad altre cellule nel corpo che dice loro quando e come necessitano di utilizzare lo zucchero del sangue che è disponibile per il corpo. Esse potrebbero facilmente essere state programmate per utilizzare qualche altra molecola proteica o "parola" per lo stesso scopo.

    Il fatto che gli esseri viventi utilizzano simboli per inviare messaggi e per eseguire funzioni è innegabile. Il fatto che questi messaggi sono arbitrari e dipendenti da un codice di definizione prestabilito sembra anche intuitivo.

    La questione ora è, come sono venute fuori queste lingue e parole arbitrarie degli esseri viventi? Per la lingua Italiana, e per tutte le altre lingue conosciute, l'idea viene prima, e poi vengono le espressioni simboliche delle idee, dal momento che gli stessi simboli non hanno alcun significato intrinseco.

    Le lettere "DEI" non significano niente a parte per l'idea collegata che gli viene arbitrariamente data dal dizionario Italiano. Allo stesso modo, le lettere nella molecola di insulina non significano nulla al di fuori del significato collegato dato loro da una cellula o un sistema vivente. Le parole cambiano il loro significato attraverso una evoluzione di cambiamenti casuali di lettere, o attraverso una evoluzione delle idee, che poi cercano qualche rappresentazione simbolica?

    Se cambio le lettere "DEI" per leggere "NEI", questo cambiamento davvero necessita una evoluzione di riconoscimento o funzione? Ovviamente no. Se la modifica legge "DIC" questo cambiamento non avrebbe senso perché "DIC" non è definito nel dizionario Italiano. Ricordate, i simboli o le lettere per sè stesse non hanno alcun significato intrinseco.

    Definizione e riconoscimento deve sempre venire prima di una rappresentazione simbolica. Quindi, se modifico le lettere nelle parole dell'insulina, necessiterebbero questi cambiamenti un cambiamento nel riconoscimento e funzionalità delle cellule? No, certo che no. Infatti, se le lettere nelle parole dell'insulina cambiano troppo, la cellula non riconoscerebbe affatto la nuova molecola. Questa nuova proteina potrebbe non essere definita nel dizionario delle parole proteiche della cellula.

    Tuttavia, è ovviamente possibile modificare una lettera di una parola in modo casuale e ottenere che abbia un significato nel dizionario Italiano, ma questo cambiamento nececessiterebbe di avere una definizione pre-esistente in attesa nel dizionario. Cambiare la "D" nella parola "DEI" in una "N" modifica infatti la definizione compresa, ma solo perché sia "DEI" che "NEI" erano predefiniti dal dizionario Italiano. Analogamente, sarebbe possibile cambiare l'insulina in un'altra proteina funzionante, se la cellula avesse un sistema prestabilito che riconosca questa nuova proteina. Questo cambiamento non creerebbe una nuova funzione, ma semplicemente interagirebbe con un sistema funzionale preesistente.




    Ora, facciamo un esempio e consideriamo il seguente scenario. Tu sei il prossimo concorrente in un gioco chiamato Milionario o No. Di fronte a voi c'è una cassetta di sicurezza con un milione di euro al suo interno. Sul fronte della cassetta vi è un apparato che rassomiglia ad una slot machine. Dispone di 15 rotelle girevoli, ciascuna con le 26 lettere dell'alfabeto.

    Il presentatore ti dice che ci sono un milione di diverse combinazioni vincenti di 15 lettere che aprono la cassetta di sicurezza. È possibile ruotare ogni rotella a piacimento e poi premere un pulsante per vedere se la combinazione che si è scelto è una del milione di combinazioni vincenti.

    Pensate che questo gioco è una sincronizzazione. Con un milione di possibili combinazioni vincenti, si ha praticamente la garanzia di vincere. Tuttavia, se non si sceglie la stessa combinazione due volte e se si prova una nuova combinazione ogni secondo, quanto tempo ci vorrà, in media, per individuare una del milione di combinazioni corrette? Ci vorrebbero un po' più di 53 milioni di anni.

    Non è sicuramente più così facile come sembrava vero? Di certo sarebbe d'aiuto se si riuscisse a capire quale combinazione che si è scelto sia la più vicina a una delle combinazioni vincenti. Tuttavia non esiste alcuna funzione, eccetto la funzione vincente, per qualsiasi combinazione si provi. Non vi è alcuna funzione "chiusa". Non ci sono luci che si spengono quando ci si avvicina o allontana dalla combinazione vincente.

    Senza qualche indicazione, senza una funzione intellegibile o segnale collegato alle combinazioni perdenti, non saprai mai se ti stia anche solo avvicinando ad una combinazione vincente. Analogamente, nelle cellule viventi, ci sono molte meno proteine utilizzabili o riconosciute che proteine possibili. Arrivare da una proteina riconosciuta ad un'altra proteina riconosciuta attraverso mutazione casuale è quasi impossibile a causa della perdita di tutte le funzioni lungo la strada. Non c'è modo per la natura di rilevare una funzione proprio come un giocatore di "Milionario o No" è cieco senza una capacità di individuare una funzione in sequenze non funzionali.



    NOTE
    (1) Lubert Stryer, Biochemistry (1988): 153, 744.

  3. #3
    L'analogia di Dawkins



    Vai al minuto 6

    La teoria dell'evoluzione è in grave crisi proprio a causa di questo problema, anche se molti hanno cercato di risolverlo. Il famoso biologo evoluzionista inglese Richard Dawkins fece un tentativo coraggioso. Nel suo libro del 1986 L'Orologiaio Cieco (The Blind Watchmaker), Dawkins descrive un esperimento dei suoi che mostrava come l'evoluzione dovrebbe funzionare.

    In sintesi si parte da una frase che rappresenta la sequenza bersaglio da ottenere. Dawkins partì con un insieme di lettere dell'alfabeto inglese selezionate a caso. Il suo programma a partire da tale insieme di partenza otteneva altre successive sequenze di lettere di seconda, terza generazione e cosi via. Ad ogni reiterazione il programma introduceva cambiamenti casuali (Dawkins, 1998). Ad ogni riciclo il computer manteneva solo le lettere casuali che combaciavano con la sequenza bersaglio. Quindi le lettere giuste erano mantenute e non più mutate. Lo scopo di questo esempio era di simulare come lavora la selezione naturale per evolvere un organismo vivente, e i cambiamenti favorevoli che possono risultare dalla selezione naturale applicata alle mutazioni (Spetner, 1997). Il concetto illustra sia l'evoluzione di geni da geni pre-esistenti e anche da sequenze casuali di DNA.

    L'esempio di Dawkins è ampiamente citato in letteratura, e molti evoluzionisti hanno affermato che la sua analogia al computer fornisce una chiara prova del Darwinismo. Chet Raymo, per esempio, ha affermato che tale modello è un metodo valido per dimostrare l'evoluzione, e che:
    Ciò che sembrava improbabile a Darwin, e che sembra impossibile ai creazionisti, è stato dimostrato essere una ragionevolissima modellazione al computer. Non solo, ma date le premesse delle mutazioni casuali e della selezione naturale, l'evoluzione è virtualmente inevitabile. Riusciranno le simulazioni al computer a convincere i creazionisti Veri Credenti? Non probabile.
    (Raymo, 1998, p. 152)
    Per il suo esperimento Dawkins programmò un computer affinchè generasse sequenze casuali di lettere per vedere se il computer avrebbe, nel tempo, generato la linea della frase presa dall'Amleto, "METHINKS IT IS LIKE A WEASEL". Questa linea ha 28 caratteri, spazi inclusi, così il computer era programmato per fare 28 selezioni utilizzando le 26 lettere dell'alfabeto, più uno spazio per avere 27 caratteri possibili fra cui scegliere. Una partenza tipica si presentava così:
    "MWR SWINUZMLDCLEUBXTQHNZVJQF".

    Con queste informazioni, può essere fatto un calcolo delle probabilità di scegliere la sequenza "corretta", così come di quanto tempo ci voglia, in media, per trovare questa sequenza corretta. Dawkins calcolò che il suo computer avrebbe impiegato un trilione di trilioni di trilioni di anni (1 x 1036 anni), in media.

    Beh, questo è un tempo chiaramente troppo lungo per la teoria corrente. Allora, come potrebbe aver mai luogo l'evoluzione? Dawkins ora mettere un po' di "selezione naturale" nel programma del computer per simulare la "vita reale" più da vicino. Il computer fece multiple copie di "MWRSWINUZMLDCLEUBXTQHNZVJQF" (a simboleggiare la prole) mentre introduceva "errori" casuali (a simboleggiare le mutazioni) nelle copie.

    Il computer ha quindi esaminato tutta la "prole" mutata e selezionato quella che più si avvicinava a "METHINKS IT IS LIKE A WEASEL". Questa selezione ad opera del computer (a simboleggiare la natura) veniva ora utilizzata per fare nuove copie e mutazioni casuali (in una "nuova generazione") , da cui la miglior copia veniva selezionata di nuovo, e così via.

    Dopo dieci "generazioni" la sequenza si era "evoluta" fino a leggere, "MDLDMNLS ITJISWHRQEZ MECS P." Con la trentesima generazione leggeva "METHINGS IT ISWLIKE B WECSEL". Invece di metterci molti trilioni e miliardi di miliardi di anni, questa volta, il computer venne fuori con la "più adatta" frase in sole 43 generazioni.(1)

    Sono sicuro che riconoscerete l'evidente problema con questo "esperimento." Il problema più evidente è che il computer aveva già la frase "corretta" pre-programmata al suo interno, che poteva utilizzare per confrontare ogni ventura frase per vedere se andavano sempre più avvicinandosi. Evolvere qualcosa che è già presente non è evoluzione di alcunchè di nuovo affatto! Se la natura ha già ciò di cui ha bisogno, allora non ha bisogno di "evolversi".

    Se il computer potesse essere così facilmente creativo nel modo in cui Dawkins descrive, non avremmo bisogno di Shakespeare ora o no? Se in qualche modo tutte le opere di Shakespeare venissero distrutte, Dawkins direbbe: "Non ti preoccupare! Ho un programma per computer che ce le può evolvere di nuovo indietro in pochissimo tempo!"

    Un altro problema con l'illustrazione di Dawkins è che la natura non può selezionare per quello che sta funzionando. La natura non "vede" le effettive lettere delle parole (nel DNA o nelle proteine). Tutto ciò che la natura può vedere è quale funzione ne rsulta. Dal momento che la funzione è arbitrariamente collegata alle parole da una fonte esterna di informazione come descritto in precedenza, un cambiamento graduale nelle lettere delle parole in sé non andrà a comportare una graduale evoluzione del loro significato o funzione.

    Un cambiamento graduale in una parola riconosciuta è molto probabile che distrugga il suo significato originale. E, anche se succede che una nuova parola con un significato nuovo evolve per caso, la definizione stessa (la funzione) doveva già esistere. Senza funzione per tutto il percorso, la selezione naturale è cieca e anche Dawkins ammetterà che senza la selezione naturale a guidare l'evoluzione, l'evoluzione è statisticamente impossibile.

    Non vi è infatti alcuna prova sperimentale diretta nella letteratura che dettagli l'evoluzione in un qualsiasi sistema biologico o gene con una unica funzione. Michael Behe​​, professore di biochimica alla Leigh University, dice:
    L'evoluzione molecolare non si basa sull' autorità scientifica. Non vi è alcuna pubblicazione nella letteratura scientifica su riviste prestigiose, riviste di specialità, o libri che descriva come l'evoluzione molecolare di qualsiasi reale, complesso, sistema biochimico si verificò o addirittura se mai avesse potuto verificarsi. Ci sono affermazioni che tale evoluzione avvenne, ma assolutamente nessuna è supportata da esperimenti pertinenti o calcoli.
    Michael J. Behe, Darwin’s Black Box (The Free Press, 1966)
    I cambiamenti e le mutazioni che si osservano che comportano cambiamenti nella funzione, come ad esempio nell'anemia falciforme, emofilia, resistenza batterica agli antibiotici, il pesce delle grotte senza occhi (Amblyopsidae), e le variazioni nei becchi dei fringuelli non comportano alcun cambiamento nel tipo di funzione della proteina. Tutti questi cambiamenti sono cambiamenti nella quantità della funzione della proteina, ma non c'è esempio che mostri un cambiamento nel tipo di funzione della proteina.




    Per esempio, diciamo che ho una chiave che si inserisce in una particolare serratura. Se la chiave subisce una mutazione tale che si adatta meglio alla serratura, si potrebbe ruotare la serratura più facilmente. Tuttavia, la stessa funzione avviene dopo che la serratura è ruotata. Se la chiave subisce una mutazione tale che non corrisponde più alla serratura, allora la serratura non girerà e la funzione precedente che risultava dalla rotazione della serratura come il lancio di un missile, l'accensione di una macchina, o l'apertura di un diario andrà persa. In ogni caso, la stessa funzione o avvenne o non avvenne. In nessuno di questi casi otteniamo un nuovo tipo di funzione come risultato per la mutazione della chiave.

    Dovrebbero questi fatti essere fatti passare senza risposta dalla mente scientifica? Mi sembra che le teorie evolutive hanno avuto tutto il tempo per dimostrare la propria validità. Sentiamo Richard Goldschmidt:
    E' bene tenere a mente ... che nessuno è mai riuscito a produrre anche una sola specie nuova dall' accumulo di micromutazioni. La teoria di Darwin della selezione naturale [come forza creativa] non ha mai avuto alcuna prova, tuttavia è stata universalmente accettata.
    R. Goldschmidt, PhD, DSc Prof. Zoologia, Università della California, Material Basis of Evolution (Yale University Press).
    Se una evoluzione significativa potesse accadere nel giro di poche generazioni come Dawkins indica allora perché non la si osserva in cellule come i batteri che hanno tempi di generazione molto brevi? Nel corso degli ultimi 50 anni più di un milione di generazioni di Escherichia coli sono stati osservati, irradiati, drogati, bruciati, congelati, sezionati, mutati, selezionati e manipolati in ogni modo possibile, eppure nemmeno un singolo gene funzionale si è evoluto nell' E. coli in tutte quelle generazioni. Ciò sembra particolarmente strano se si considera che gli esseri umani apparentemente si evolvettero dalle scimmie in meno di 200.000 generazioni utilizzando un tasso di mutazione molto più basso: una mutazione per gene per ogni 100.000 generazioni.(2-3)

    Perché questo? Il Dr. Robert Macnab pare si ponga la stessa domanda quando afferma:
    Ci si può solamente meravigliare della complessità in un semplice batterio, del totale dei motori e del sistema sensoriale che è stato oggetto di questa recensione e rimarcare che il nostro concetto di evoluzione per vantaggio selettivo deve essere sicuramente un'ipersemplificazione. Che vantaggio può derivare, per esempio, da un 'preflagellum' (vale a dire un sottoinsieme dei suoi componenti), e ancora quale è la probabilità di sviluppo 'simultaneo' dell' organello ad un livello in cui diventa vantaggioso?
    Rober Macnab, “Bacterial Mobility and Chemataxis: The Molecular Biology of a Behavioral system,” CRC Critical Reviews in Biochemistry volume 5 n.4 (Dicembre 1978): 291-341.
    Anche Gordon Taylor osserva:
    In tutte le migliaia di esperimenti di incroci di mosche condotti in tutto il mondo per più di cinquanta anni, non è mai stata vista emergere una distinta nuova specie ... o persino un nuovo enzima".
    Gordon Taylor, The Great Evolution Mystery (New York: Harper and Row, 1983): 34, 38.

    Charles B. Thaxton
    afferma:
    "Una comunicazione intelligibile tramite segnale radio da qualche galassia lontana verrebbe ampiamente riconosciuta come prova di una origine intelligente. Perché allora la sequenza di messaggi sulla molecola del DNA non costituisce altresì una prova prima facie per un'origine intelligente? Dopo tutto, l'informazione del DNA non è semplicemente simile ad una sequenza di messaggi come il codice Morse, è proprio una tale sequenza di messaggi.
    Charles B. Thaxton, Walter L. Bradley, Robert L. Olsen, The Mystery of Life’s Origin, Reassessing Current Theories (New York Philosophical Library, 1984): 211-212.
    Si è chiuso il cerchio per la teoria del Progetto Intelligente? Molti, anche tra le menti scientifiche più autorevoli, pare gli diano un'altra occhiata.



    NOTE
    (1) Richard Dawkins, The Blind Watchmaker (1987).
    (2) Achilles Dugaiczyk, “Lecture Notes, Biochemistry 110-A” (Riverside: University of California, Fall 1999).
    (3) Francisco J. Ayala, Teleological Explanations in Evolutionary Biology (Philosophy of Science, March 1970): 3.

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