Le mutazioni sono deleterie per il genoma




1 - Introduzione
2 - TRE DEI CON TRE NEI
3 - L'analogia di Dawkins
4 -


Introduzione

Un'analisi delle mutazioni nel DNA/RNA indica che esse non possono provocare un aumento dell'informazione nel genoma. Ciò contraddice le predizioni del modello neo-Darwiniano dell'origine delle specie. Tale degenerazione del genoma è controbilanciata dalla selezione naturale che aiuta a mantenere lo status quo, eliminando le specie che si allontanano troppo dall'originale. La degenerazione è causata da vari fattori, di due dei quali ci occuperemo qui.

1) C'é una tendenza delle mutazioni a produrre un numero sproporzionato di certi nucleotidi come la timina e
2) molte mutazioni si verificano in relativamente pochi posti dentro il gene chiamati "siti caldi" (hot-spot), e raramente avvengono in altri, chiamati "siti freddi" (cold-spot).

Una ricerca intensiva nella letteratura non mostra un singolo chiaro esempio di mutazione benefica a guadagno di informazione. Invece esistono migliaia di mutazioni deleterie, e ciò suffraga l'ipotesi che non vi siano reali mutazioni benefiche. Questi risultati vanno d'accordo con il modello della creazione.

La base della macroevoluzione dovrebbe essere presumibilmente il verificarsi di mutazioni, cioè cambiamenti accidentali nel DNA. Ciò include sia il DNA che codifica per proteine sia quello che ha altri ruoli nella cellula. Questi cambiamenti possono dar luogo a cambiamenti osservabili nel fenotipo (l'apparenza fisica) dell'organismo. Queste mutazioni forniscono le differenze sulle quali la selezione naturale opera (Mayr, 2001; Wise, 2002, p. 163). L'importanza critica delle mutazioni nel fornire il materiale grezzo per l'evoluzione è largamente conosciuta dai Darwinisti, ed è quasi universalmente citata nei testi di biologia (Mayr, 2001). Nelle parole di uno dei fondatori della moderna teoria neo-Darwiniana, e uno dei più eminenti evoluzionisti, il professore di Harvard Ernst Mayr:
"In definitiva, ogni variazione è dovuta ovviamente alle mutazioni".
(Mayr, 1967, p. 50)
Il primo artefice del neo-Darwinismo fu Theodosius Dobzhansky il quale scrisse che:
"il processo della mutazione è l'UNICA sorgente di materiale grezzo della variabilità genetica, e quindi dell'evoluzione
(Dobzhansky, 1957, p. 385, enfasi mia).
Dobzhansky concluse che:
l'evoluzione è possibile SOLO perché l'eredità è controbilanciata da un altro processo opposto negli effetti, la mutazione.
(1951, p. 25, enfasi mia)
La conclusione che le mutazioni sono la chiave dell'evoluzione è alla base del moderno neo-Darwinismo (Mayr, 2001).

Altre sorgenti di variazione, come la riproduzione sessuale, il "crossing over" e la trasposizione genetica, producono solo riarrangiamenti di informazione pre-esistente e non creano nuova informazione genetica [Guardate video in basso]. Questi altri meccanismi di cambiamento generano solo variazioni fenotipiche che produrranno, al massimo una limitata quantità di microevoluzione. Quindi in definitiva la sorgente di tutte le varietà genetiche richieste dalla macroevoluzione sono le mutazioni.




Una delle illustrazioni più usate per aiutare a capire il processo della macroevoluzione per mezzo delle mutazioni è stata fornita dall'eminente biologo evolutivo e professore di Oxford, Richard Dawkins (1986). Il suo esempio - affinché l'evoluzione neo-Darwiniana avvenga - richiede la variazione casuale di tutti, o quasi tutti, i nucleotidi. Il presente articolo esamina se questa assunzione è soddisfatta.

Il modello macroevolutivo di Dawkins aiuta a capire perché le mutazioni che sono espresse virtualmente comportano sempre una perdita di informazione o una corruzione del gene. La maggior parte delle mutazioni espresse danno luogo a proteine che una funzione ridotta, come per esempio l'anemia falciforme. Alcune mutazioni, come la adrenoleucodistrofia causano una perdita completa della funzione (Lewis, 2003, p. 26).

Questo risultato conferma l'affermazione di Batten che la maggior parte delle mutazioni sono dannose e:


la maggior parte delle restanti sembrano avere ne effetti positivi ne negativi. Le mutazioni benefiche sono straordinariamente rare e comportano cambiamenti insignificanti. In definitiva le mutazioni sembrano molto più distruttive che costruttive...
(Batten, 2002, p. 163)
Vengono distinte tre tipi di mutazioni: benefiche, neutre e deleterie (Mayr, 2001, p. 98). Per coerenza in questo documento ci atterremo alla terminologia di Mayr, che afferma che il risultato a lungo termine delle mutazioni è la degradazione, il deterioramento e la degenerazione del genoma.