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    E' gesuita il nuovo papa che succede a Benedetto XVI

    La Repubblica.it
    Papa Francesco, chi è Jorge Mario Bergoglio
    primo pontefice sudamericano della storia

    Settantasei anni, arcivescovo di Buenos Aires, era già tra i papabili nel conclave del 2005. Ha origini piemontesi. E' il primo gesuita che sale al soglio di Pietro. In passato è stato criticato per i suoi silenzi durante la dittatura militare, ma ha fama di riformatore e attento ai poveri




    CITTA' DEL VATICANO - Il nuovo Papa della Chiesa cattolica è Jorge Mario Bergoglio. Il 266esimo successore di Pietro ha scelto il nome di Francesco. Settantasei anni, arcivescovo di Buenos Aires, nello scorso Conclave fu il più votato dopo Ratzinger. E' stato presidente della Conferenza episcopale argentina per due mandati consecutivi, dal 2005 al 2011. Vista l'età aveva chance ridotte, negli scrutini ha prevalso la parte progressista. Bergoglio subì l'asportazione di un polmone da ragazzo, a causa di una infezione respiratoria.

    Come ha scritto Repubblica in questi giorni, è considerato un riformatore. Cardinale con il maggior numero di voti nel Conclave che elesse Ratzinger, viene giudicato umile, riservato e attento ai poveri. Quando viene nominato cardinale, chiede ai fedeli di non fare il viaggio fino a Roma, e di destinare i soldi ai poveri. Una scelta dirompente, in contrapposizione alle spinte conservatrici della Curia romana.

    L'annuncio dal Protodiacono Jean-Louis Tauran: "Annuntio vobis gaudium magnum: Habemus Papam! Eminentissimum ac reverendissimum dominum, dominum Georgium Marium, sanctae Romanae Ecclesiae cardinalem Bergoglio". Quindi ha aggiunto che il Pontefice ha assunto il nome "Franciscum". E trattandosi della prima volta di un Papa con questo nome, è automatico che in futuro - se ci saranno altri papi con questo nome - lui sarà ricordato come Francesco.

    PAPA FRANCESCO SUI SITI DI TUTTO IL MONDO

    "Fratelli e sorelle, buonasera", ha detto il Papa appena affacciato dal loggione centrale di San Pietro di fronte alla folla in attesa. In una pausa della pioggia. "Voi sapete che il dovere del Conclave era di dare un vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli Cardinali siano andati a prenderlo alla fine del mondo... Vi ringrazio dell'accoglienza", ha detto Francesco.

    Non è solo il primo papa sudamericano: l'argentino Bergoglio è anche il primo pontefice gesuita nella storia del papato. L'ordine fondato da Ignazio di Loyola nel 1534, infatti, pur essendo potentissimo nei secoli non ha mai espresso un papa di Roma, avendo tra l'altro una gerarchia molto strutturata con in testa un potente preposito generale, che non a caso viene tradizionalmente chiamato il "Papa nero". Attuale preposito generale è Adolfo Nicolas. Oggi i gesuiti sono 17.906, di cui 12.737 sacerdoti.

    Perito chimico. Ordinario per i fedeli di rito orientale residenti in Argentina e sprovvisti di Ordinario del proprio rito, il Pontefice Francesco è nato a Buenos Aires il 17 dicembre 1936 ma ha origini piemontesi. Ha studiato e si è diplomato come tecnico chimico, poi ha scelto il sacerdozio ed è entrato nel seminario di Villa Devoto. L'11 marzo 1958 è passato al noviziato della Compagnia di Gesù, ha compiuto studi umanistici in Cile e nel 1963, di ritorno a Buenos Aires, ha conseguito la laurea in filosofia presso la Facoltà di Filosofia del collegio massimo San Josè di San Miguel.

    Fra il 1964 e il 1965 è stato professore di letteratura e di psicologia nel collegio dell'Immacolata di Santa Fe e nel 1966 ha insegnato le stesse materie nel collegio del Salvatore di Buenos Aires. Dal 1967 al 1970 ha studiato teologia presso la Facoltà di Teologia del collegio massimo San Josè, di San Miguel, dove ha conseguito la laurea. Il 13 dicembre 1969 è stato ordinato sacerdote.

    Nel 1970-71 ha compiuto il terzo probandato ad Alcala de Henares (Spagna) e il 22 aprile 1973 ha fatto la sua professione perpetua. E' stato maestro di novizi a Villa Barilari, San Miguel (1972-1973), professore presso la Facoltà di Teologia, Consultore della Provincia e Rettore del collegio massimo. Il 31 luglio 1973 è stato eletto Provinciale dell'Argentina, incarico che ha esercitato per sei anni.


    Il periodo della dittatura. Bergoglio è stato criticato in patria per i suoi silenzi sulla dittatura (ascolta l'audio di Omero Ciai), dopo il golpe del '76. L'isola del Silenzio. Il ruolo della Chiesa nella dittatura argentina è un libro molto duro, firmato dl giornalista argentino Horacio Verbitsky. Papa Francesco è accusato di non aver protetto due gesuiti che lavoravano in una baraccopoli di Buenos Aires, che furono poi rapiti.

    Come riportato dal sito Peace Reporter, il presidente dei vescovi argentini ha poi spinto la Chiesa a pubblicare una sorta di mea culpa in occasione del 30esimo anniversario del colpo di Stato. "Ricordare il passato per costruire saggiamente il presente" è il titolo della missiva apostolica, dove viene chiesto agli argentini di volgere lo sguardo al passato per ricordare la rottura della vita democratica, la violazione della dignità umana e il disprezzo per la legge e le istituzioni. "Questo, avvenuto in un contesto di grande fragilità istituzionale - hanno scritto i vescovi argentini - e reso possibile dai dirigenti di quel periodo storico, ebbe gravi conseguenze che segnarono negativamente la vita e la convivenza del nostro popolo. Questi fatti del passato che ci parlano di enormi errori contro la vita e del disprezzo per la legge e le istituzioni sono un'occasione propizia affinché come argentini ci pentiamo una volta di più dai nostri errori per assimilare l'insegnamento della nostra storia nella costruzione del presente".

    Fra il 1980 e il 1986 è stato rettore del collegio massimo e delle Facoltà di Filosofia e Teologia della stessa Casa e parroco della parrocchia del Patriarca San Josè, nella Diocesi di San Miguel. Nel marzo 1986 si è recato in Germania per ultimare la sua tesi dottorale; quindi i superiori lo hanno destinato al collegio del Salvatore, da dove è passato alla chiesa della Compagnia nella città di Cordoba come direttore spirituale e confessore.

    Vescovo nominato da Wojtyla. Il 20 maggio 1992 Giovanni Paolo II lo ha nominato Vescovo titolare di Auca e Ausiliare di Buenos Aires. Il 27 giugno dello stesso anno ha ricevuto nella cattedrale di Buenos Aires l'ordinazione episcopale dalle mani del Cardinale Antonio Quarracino, del Nunzio Apostolico Monsignor Ubaldo Calabresi e del Vescovo di Mercedes-Lujan, Monsignor Emilio Ogènovich. Il 3 giugno 1997 è stato nominato Arcivescovo Coadiutore di Buenos Aires e il 28 febbraio 1998 Arcivescovo di Buenos Aires per successione, alla morte del Cardinale Quarracino. E' autore dei libri: Meditaciones para religiosos del 1982, Reflexiones sobre la vida apostolica del 1986 e Reflexiones de esperanza del 1992.

    E' Ordinario per i fedeli di rito orientale residenti in Argentina che non possono contare su un Ordinario del loro rito. Gran Cancelliere dell'Università Cattolica Argentina. Relatore Generale aggiunto alla 10/a Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (ottobre 2001). Dal novembre 2005 al novembre 2011 è stato Presidente della Conferenza Episcopale Argentina. Dal Beato Giovanni Paolo II creato e pubblicato Cardinale nel Concistoro del 21 febbraio 2001, del Titolo di San Roberto Bellarmino




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    tratto dal Blog di Grillo
    L'importanza di chiamarsi Francesco




    L'importanza di chiamarsi Francesco. Nessun papa ha mai avuto il coraggio, perché di vero coraggio si tratta, di chiamarsi Francesco. Il santo che la Chiesa voleva bruciare come eretico, il poverello di Dio che si scagliò con il solo esempio contro la lussuria dei cardinali del suo tempo. Il M5S è nato, per scelta, il giorno di San Francesco, il 4 ottobre del 2009. Era il santo adatto per un MoVimento senza contributi pubblici, senza sedi, senza tesorieri, senza dirigenti. Un santo ambientalista e animalista. La politica senza soldi è sublime, così come potrebbe diventare una Chiesa senza soldi, un ritorno al cristianesimo delle origini. I ragazzi del M5S a Woodstock a Cesena nel 2010, si auto definirono i "pazzi della democrazia", così come i francescani erano detti i "pazzi di Dio". Ci sono molte affinità tra il francescanesimo e il M5S. C'è qualcosa di nuovo in questa primavera 2013, un terremoto dolce. Il nome Francesco scelto da papa Bergoglio, un gesuita di mamma genovese, è già molto, per ora mi può bastare, poi si vedrà. E' il primo papa "low cost". Stanno già scavando nel suo passato, dalle letterine di scuola delle compagne, alla sua vita prima di diventare prete, ai rapporti con la dittatura argentina, per trovare ogni più piccola ombra e questo me lo rende simpatico. Quali papi sono stati crocifissi dalla stampa mezz'ora dopo essere stati eletti?
    Nel libro "Il Grillo canta sempre al tramonto" scritto lo scorso dicembre con Fo e Casaleggio quest'ultimo diceva "Non deve essere un caso che non esista un papa che si sia fatto chiamare Francesco. Noi abbiamo scelto appositamente la data di San Francesco per la creazione del MoVimento. Politica senza soldi. Rispetto degli animali e dell’ambiente. Siamo i pazzi della democrazia, forse molti non ci capiscono proprio per questo e continuano a chiedersi chi c’è dietro". Habemus papam. Per il momento il suo nome ci rallegra, speriamo che ci rallegrino presto anche le sue opere.



    Interessante notare come la politica alternativa rappresentata dal M5S coincida con la nuova politica del Vaticano adottata con l'elezione del nuovo pontefice che sceglie il nome di Francesco. Nell'articolo si parla di cristianesimo delle origini - ne viene fuori che sarebbe quello rappresentato dal francescanesimo. Si parla di papa low-cost, rispetto degli animali e dell’ambiente.

    Se qualcuno si aspetta dal cattolicesimo una qualsisi forma di cristianesimo delle origini dovrebbe innanzitutto andare alla Bibbia per capire cosa sia il cristianesimo delle origini ovvero il cristianesimo biblico.
    Come primo atto il nuovo papa avrebbe dovuto abolire il papato, l'ordine cardinalizio, tutte le varie confraternite e ordini come quelli a cui appartiene lui, quello dei gesuiti o quello dei francescani e invitare i suoi fedeli a cercare Dio nelle Scritture, così da permettergli di acquisire conoscenza e capacità di valutazione circa quali siano i sistemi cristiani e quali no, quali seguono la volontà testimoniataci da Gesù e quali la alterano.

    Constatiamo che Grillo e il suo movimento in generale confondono Cristianesimo con cattolicesimo romano.
    Se oltre alle opere guardassero anche alla dottrina del sitema papale, potrebbero acquisire un metro di giudizio indipendente, più serio e immune dagli specchietti per le allodole della millenaria istituzione cattolica e probabilmente non elogierebbero troppo l'ordine francescano e si guarderebbero bene dal sottovalure la provenienza gesuita del papa

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    Riporto un interessante intervista di uno dei filosofi ispiratori del pontefice Bergoglio, il filosofo e teologo latinoamericano Alberto Methol Ferré

    Tratto dal sito Methol Ferré

    LA RIVOLUZIONE FIRMATA DAL PAPA
    Entrevista de Alver Metalli a Alberto Methol Ferré, publicada en el semanario italiano “Il Sabato”, 17-23 de octubre, 1981.

    L’insegnamento sociale della Chiesa in un colloquio con Alberto Methol Ferré

    Secondo il filosofo uruguayano, che èstato tra igrandi artefici di Puebla, la “Laborem exercens” corona una grande svolta operaia. Quella che dalla Polonia si allargherà ovunque. Con un’ importanza pari a quella del ’17 di Lenin.
    Novant’anni fa, con la “Rerum Novarum” si apriva l’epoca della dottrina sociale della Chiesa. Qualcuno la vorrebbe frutto di un impegno legato indissolubilmente ad una certa età storica, finita la quale – “tramontate tutte le ideologie”, si dice – non è più il caso di riproporla, di riparlarne. Anzi riparlarne, magari sì, ma più con l’attitudine degli storici o degli archeologi che con il desiderio di farne propia l’intenzione profonda. Per fortuna, ancora un’ enciclica, la “Laborem exercens” di Giovanni Paolo II, è venuta a sconfessare i seppellitori della dottrina sociale; la quale, viene in pratica a dire l’enciclica, non è ideologia, non raccoglie un corpo di precetti destinati a sfarinarsi col passare degli anni: la dottrina sociale è piuttosto il modo di guardare l’uomo lavoratore, l’uomo nella società. Il fornire un contributo all’edicazione della città terrena infatti è una parte essenziale della missione della Chiesa. Il cristianesimo ha un’antropologia sua, una visione sull’uomo e sul mondo, e per sua stessa natura la Chiesa non può fare e meno di occuparsi della fatica e del dolore dell’essere in società, del desiderio di giustizia. La Chiesa, insomma, è, vive, per l’utilità dell’uomo.
    Alberto Methol Ferré, commentando la “Laborem excersen”, ci introduce genialmente nel vivo del dibattito.
    Fu per la prima volta a Puebla nel ’78, nel cuore di un continente esplosivo e traboccante di contraddizioni, che Giovanni Paolo II riaffermò la validità dei principi e degli orientamenti fondamentali dell’insegnamento sociale della Chiesa. A Puebla Alberto Methol Ferré c’era e con altri laici latinoamericani si adoperò fino allo spasimo perché la grande conferenza dell’episcopato avesse l’esito storico che poi ebbe, un esito contrastato e niente affatto scontato.
    Metol Ferré è un intellettuale uruguayano. La sorte lo ha fatto nascere in quel pezzo di terra schiacciato tra l’immenso Brasile e l’Argentina che si chiama Uruguay, poco più di tre millioni di abitanti mescolati assieme dalle imponenti migrazioni spagnole ed italiane della fine dell’Ottocento e degli inizi del Novecento. Ma preferisce considerarsi rioplatense, e più ancora latinoamericano, “perché – sono parole sue – l’America Latina non si capisce se non a partire dalla sua unità spirituale, che prima della balcanizzazione che subi all’epoca dell’indipendenza, fu anche unità territoriale”.
    Dai giorni del colpo di stato in Uruguay Methol Ferré gira ininterrottamente tutto il continente per tenere corsi, conferenze, seminari (fa parte dell’equipe teologico-pastorale del Celam), e per tessere i rapporti di una nuova intellettualità, attiva e organica allo straordinario tempo della Chiesa, anche in America Latina.

    “Il Sabato”: Il Papa ha scelto la ricorrenza del novantesimo aniversario della “Rerum Novarum” per far conoscere la “Laborem Exercens”. Ha voluto così sottolineare il magistero sociale del suo illustre predecessore e “riassumerlo” in termini nuovi, adeguati al diverso momento storico. Come latinoamericano cosa trova di superato e cosa di attuale nella “Rerum Novarum”?
    Methol Ferré: Sono superate alcune formulazioni e alcuni sviluppi, ma non il senso dell’insegnamento sociale. Per esempio quando uscì la “Rerum Novarum” la maggioranza del movimento operaio militante e sindicale era ostile alla Chiesa. C’erano certamente dei settori cristiani, ma erano minoritari, nella pratica e intellettualmente. Neppure bisogna dimenticare che il mondo operaio europeo era un mondo determinato dall’industria ma maggioritariamente contadino. Tutto questo leggendo la “Rerum Novarum” lo si capisce, lo si nota; ma si nota anche la precisa consapevolezza della Chiesa di “conoscere” l’uomo ad un livello di profondità ineguagliabile e quindi di poterlo ben orientare nella ricerca di un giusto ordine della realtà terrena. La “Laborem Exercens”, che ha questo stesso punto di partenza, segna però una nuova tappa dell’insegnamento sociale della Chiesa.

    IS: Dove vede gli aspetti di novità?
    MF: Ritengo che sia impossibile la lettura e la comprensione di un testo come l’Enciclica di Giovanni Paolo II al di fuori di una più ampia riflessione sul suo contesto storico. In questo senso una lettura tecnica o accademica di questa storica Enciclica condanna inevitabilmente all’errore e alla distorsione, toglie all’Enciclica tutta la sua vitalità. Tanto più che il contesto fondamentale dell’Enciclica è quello operaio, non quello dei circoli intellettuali.

    IS: Cosa significa leggere l’Enciclica nel suo contesto?
    MF: Capire, per esempio, che stiamo tutti vivendo un momento di importanza storica singolare, una fase della storia segnata da quella che chiamerei la quarta rivoluzione operaia significativa, la rivoluzione del sindacalismo polacco appunto, che ha posto in movimento e dirige la totalità del popolo polacco.

    IS: Mi sembra di capire che nel suo discorso la singolarità della vicenda polacca, che rappresenta anche il contesto indispensabile per capire la “Laborem Exercens”, appaia più chiaramente mettendola a confronto ed in rapporto con altri momenti del protagonismo operaio.
    MF: È appunto la mia convinzione. E vorrei portare qualche ragione, seppur brevemente. La vasta storia del movimento operaio prende avvio dalla rivoluzione industriale; prima di allora c’è classe lavoratrice ma non operaia nel senso stretto del termine, cioè di un insieme di uomini che “entrano a far parte del mondo della fabbrica”. La prima irruzione della classe operaia nella storia si ha nella rivoluzione del 1848 a Parigi; in altri Paesi la classe operaia era virtualmente inesistente. Questa fu appunto la prima apparizione storica della classe operaia, in cui si concentrarono venti anni di riflesioni in Francia e le dinamiche di diverse correnti socialiste; penso per esempio alle figure di Victor Considerant, di Lerroux, di Proudhon, di Louis Blanc e tanti altri. Voglio segnalare Philippe Buchez, che fa parte del primo socialismo cattolico. O meglio, Buchez capeggia una corrente di orientamento cattolico che nelle celebri giornate del 1848 assumerà un ruolo importante assieme ad altri settori del socialismo di quegli anni. È Buchez che crea e dirige il primo grande organo della classe operaia, “L’Atelier”, sostenuto sin dal 1840 da operai “bucheziani”.

    IS: Perché ha citato proprio Phillipe Buchez?
    MF: Per far notare che nel 1948 a Parigi coesistono ed operano diverse tendenze socialiste, ed alcune, senza dubio, di matrice cattolica. Questo fatto non si ripeterà sino ai nostri giorni. Nel ’48 confluiscono correnti socialiste che nascono e si svilupperanno venti anni prima, attorno al 1830. Ma non si può affermare che nel ’48 vi sia l’egemonia di una di esse rispetto alle altre.

    IS: L’influenza di Buchez, ma anche di altre figure del socialismo cattolico dell’ ottocento, si affievolisce fino quasi a sparire nei decenni successivi. Perché?
    MF: La risposta sarebbe molto complessa; non è estranea l’influenza nefasta che ha avuto in quel tempo la “questione romana” in molti degli atteggiamenti della Chiesa. Fatto sta che prevalse una línea anticlericale ed anticattolica nella dirigenza militante operaia. Infatti la seconda grande irruzione della classe operaia è quella del 1870 con la Comune di Parigi, contemporanea alla Prima Internazionale. Enuncio semplicemente la data, senza altri particolari, ma vorrei far notare che il settore principale e più influente che dà impulso alla Comune di Parigi è quello anarchico ispirato da Proudhon. Gli avvenimenti del ’70 manifestano come mai nel passato il fossato che si va aprendo tra la Chiesa ed il mondo operaio. Nella militanza operaia si approfondisce da questo momento un atteggiamento anticlericale e persino antireligioso. Il punto importante è capire che gli eventi del 1870 assumono già un significato storico molto diverso da quelli di venti anni prima, del 1848.
    La terza grande irruzione della classe operaia nella storia porta il nome di rivoluzione russa, ha i suoi preliminari in San Pietroburgo agli inizi del Novecento ed il suo apogeo nell’ottobre del 1917. Questa irruzione è guidata dal marxismo che ha poi via via egemonizzato il camino della classe operaia nel mondo europeo. La vittoria della rivoluzione russa segna anche la definitiva vittoria del marxismo di Lenin sulle altre tendenze del movimento operaio. Nella rivoluzione russa per esempio gli anarchici non ebbero neppure lontanamente il ruolo di protagonisti avuto nel 1870, anche se espressero una qualche partecipazione ad alcuni momenti importanti. Tutti i moti successivi alla rivoluzione del 1848 non faranno altro che evidenziare la marginalizzazione di alcune tendenze ed il predominio di altre; mai però in modo lampante e definitivo. L’ anarchismo del ’70 non termina automáticamente nel ’17 russo, bensi nella guerra civile spagnola del ’36-39. Dal ’17 ad oggi non si è più avuta nessuna rivoluzione operaia, o dove la classe operaia sia stata alla testa del più vasto insieme sociale di una nazione.

    IS: La interrompo per chiederle dove coloca allora, in questo suo schema, i movimenti che si producono nel dopoguerra e che vedono la formazione di stati socialisti in tutti i paesi dell’ Est europeo?
    MF: Lo schema che ho tracciato, consente di affermare che tra la rivoluzione russa e gli avvenimenti successivi ci sono delle differenze essenziali. Dal 1945 al 1948 nell’Europa orientale i partiti comunisti, minoritari, assumono il potere grazie al sostegno determinante dell’ Armata Rossa e non in forza di una rivoluzione operaia. L’ unica eccezione potrebbe essere la Jugoslavia di Tito. Mi pare comunque che anche nel caso della Jugoslavia non si possa parlare di rivoluzione operaria bensi di una lotta per l’indipendenza nazionale combattuta da partigiani e guidata da una leadership marxista in armi in un mondo prevalentemente rurale e contadino.

    IS: Nel 1949, con la “lunga marcia”, avviene anche la grande rivoluzione cinese…
    MF: Si, ma nella rivoluzione cinese appare con ancor più chiarezza che la forza protagonista decisiva non è la classe operaia. Quella cinese è una rivoluzione contadina guidata da intellettuali marxisti e da un partito comunista, non una rivoluzione della classe operaia.

    IS: Avviciniamoci ai fatti polacchi, che secondo il suo schema rappresentano la quarta rivoluzione operaia nella storia, e la prima dopo la rivoluzione di ottobre del ’17. Cosa distingue questa ultima rivoluzione dalle precedenti?
    MF: Innazitutto è una rivoluzione iniziata direttamente dalla classe operaia e dal suo sindicato, che dalla base inventa e produce la sua propia dirigenza in funzione degli avvenimenti che si stanno producendo. È un fatto notevolissimo che la classe operaia polacca abbia posto in primo piano, davanti a sé, una leadership quasi totalmente di estrazione operaia. E sebbene è certo che gli intelletuali hanno sostenuto ed apoggiato questo processo, in nessun modo lo hanno egemonizzato e lo hanno diretto. Essi sono stati una forza di sostegno molto importante ma non hanno avuto un ruolo di protagonista.
    Si tratta di un fatto di incalcolabile portata, la rottura più profonda che si sia mai prodotta fino ad oggi all’interno di un regime marxista-leninista. È il proletariado stesso che rifiuta il partito marxista-leninista come il representante diretto dei suoi interessi universali.
    Ovviamente i russi dicono che il sindacalismo e il movimento operaio di “Solidarietà” sta ponendo in pericolo il socialismo. Cosa assurda; non sta mettendo in pericolo il socialismo, sta facendo vacillare i concetti marxisti-leninisti, che non sono la stessa cosa del socialismo.
    Se tratta di un punto di cui è persino difficiel calcolare la portata ma che è assolutamente decisivo. Una classe operaia che da più di 40 anni vive in un regime marxista sta oggi producendo una rivoluzione partendo dai cantieri Lenin: sembrerebbe che la storia, o meglio l’ ironia della storia, ami i simboli.

    IS: Jean Lacroix, un intellettuale cattolico francese scriveva in una sua opera che il marxismo era la “filosofía inmanente del proletariato”. Mi pare che molti cattolici lo abbiano creduto e lo abbiano continuato a credere, o comunque, anche non credendolo, si siano comportati come se lo credessero. Ora, noi vediamo che la classe operaia polacca è cristiana e rivoluzionaria…
    MF: Infatti questo, insieme alla natura operaia della rivoluzione polacca, è l’ altro impresionante aspetto che rompe tutti gli schemi storici di interpretazione. Direi che dà scacco matto a tutte le raffigurazioni consolidate, tanto di derivazione cattolica, quanto marxista e liberale. Quella polacca è infatti la prima rivoluzione operaia che appare sostenuta spiritualmente dalla Chiesa e dalla fede cristiana. Cosa che non succedeva dalla Comune di Parigi. Da allora nessun grande avvenimento operaio è stato intimamente e vitalmente legato alla presenza della Chiesa. In una forma di straordinaria maturità: si noti che i parroci ed il clero non sono direttamente implicati in “Solidarietà”, non rappresentano i quadri di questo movimento. Che è laico nel senso più pieno della parola.
    Si colma così il fossato che Papa Pio XI aveva indicato dicendo che il dramma della Chiesa era quello di aver perso, nel secolo XIX, la classe operaia.
    Oggi, improvvisamente, la classe operaia polacca sostenuta spiritualmente dalla Chiesa ci pone in una situazione “postmarxista”. È una cosa totalmente diversa che dei rivoluzionari come Leon Trotzkij o come Duilas abbiano fatto la critica o l’ autocritica della rivoluzione marxista. Appartenevano a circoli intelletuali minoritari senza una decisiva risonanza nella classe operaia. Oggi in Polonia non sono gli intelletuali ma un’ intera classe operaia che distrugge gli estereotipi fin qui dominanti.

    IS: Perchè ha detto che le vicende polacche danno scacco matto anche a molte raffigurazioni di derivazione cattolica?
    MF: Penso sopratutto ai cosiddetti cattolici progressisti o ai cristiani per il socialismo. Per il tipo di rapporto che hanno teorizzato con la classe operaia e con le culture egemoniche nella classe operaia, essi vengono paradossalmente collocati oggi alla retroguardia della storia dal succedersi degli stessi avvenimenti polacchi. Per questo conosco ambienti di questo tipo che sono pieni di irritazione contro le vicende che accadono in Polonia. La Polonia li pone radicalmente in discussione… e questo non lo sopportano.

    IS: In questa intervista lei è partito affermando che non si può capire l’ Enciclica del Papa, la “Laborem Exercens”, senza riflettere nello stesso tempo sul suo contesto storico naturale che è quello polacco. Tuttavia mi pare che questa sua affermazione si presti a degli equivoci. Per essempio c’ è una grossa línea di attacco a questo Pontificato, forse la più grossa, alimentata tanto da intellettuali italiani che latinoamericani, che insiste sulla “matrice polacca” del Pontificatodi Giovanni Paolo II. Secondo lei c’ è opposizione tra la situazione particolare entro cui il Papa si è formato e l’ universalità del magistero che è stato chiamato ad esecitare?
    MF: Questa obiezione nasce da una concezione astratta di universalità: mentre l’ universalità è sempre concreta, perché l’ universale vive realmente solo nel particolare e ci sono momenti in cui determinate particolarità si caricano di universalità e diventano esemplari per il resto delle particolarità. Questo è il solo modo con cui l’ univesale si incarna nella storia. L’ universale astratto esiste solamente nella mente degli intellettuali sradicati, non in quella degli intellettuali radicati nella vita del loro popolo.

    IS: Cosa vuol dire che gli avvenimenti polacchi dischiudono una fase “post-marxista”?
    MF: Mi sembra che si chiuda il secolo in cui la classe operaia, per essere rivoluzionaria, debba abbandonare la Chiesa. Per un secolo si è sostenuto che una classe operaia religiosa non poteva essere rivoluzionaria. La classe operaia polacca dimostra di essere rivoluzionaria in quanto è anche religiosa. Ripeto che è questo un avvenimento che introduce una novità insolita che distrugge tutti gli schemi idiosincratici comuni; per le categorie marxiste è irriducibile ed imprevedibile il fatto che dai cantieri Lenin possa sorgere una classe operaia religiosa e socialista allo stesso tempo. È stato un vero assalto alle bassi della razionalità del vecchio ordine teorico che si è imposto con la rivoluzione d’ Ottobre. La storia distrugge la presunta razionalità marxista della storia, ne dimostra l’ ingiustizia e le contraddizioni.

    IS: Il contesto da cui si osservano i fatti, in questo caso i fatti di Polonia e l’ Enciclica di Giovani Paolo II sul lavoro, non è affatto indiferente per poterli capire (o non capire). Lei è latinoamericano. Significa qualcosa?
    MF: Complessivamente, la classe operaia in America Latina è atomizzata ed in nessum paese ha un ruolo fondamentale. Si avvia a compierlo, ad esempio in Brasile, ma ancora non l’ ha. L’ unico Paese in cui la classe operaia ha avuto un ruolo decisivo è stato l’ Argentina a partire dall´ottobre del ’45, quando salì al potere il colonnello Perón. Fu la prima irruzione importante della classe operaia nella storia dell’ America Latina. Io, come rioplatense – perché l’ Uruguay è un paese molto legato all’ Argentina – ho vissuto la mia adolescenza política in quegli anni e questo mi ha preparato e mi è oggi di aiuto nel comprendere la singolarità del proceso polacco.

    IS: Secondo lei dunque l’ Argentina è il Paese che in America Latina è più dotato di criteri storici, più connaturale, e quindi più culturalmente attrezzato per comprendere le vicende polacche?

    MF: E’ il piùfavorito anche perché la classe operaia argentina che fu protagonista delle giornate di ottobre del ’45 è una classe operaia massicciamente cristiana. Questo mi ha permesso di non adattarmi con facilità, non dico al marxismo, ma agli schemi progressisti dipendenti dal marxismo. In altri Paesi, dove la classe operaia latinoamericana non ha avuto un ruolo centrale decisivo, gli intelletuali cattolici hanno facilmente accettato gli schemi egemonici del marxismo. La frase di Jean Lacroix che lei ha citato pocanzi è eloquente. Lacroix fece parte del grupo di “Esprit” con Mounier e fu rappresentativo di una vasta area di intellettuali a cui molti, anche in America Latina, si sono richiamati. Lacroix è l’ archetipo del filosofo che vuole servire la classe operaia con le migliori intenzioni, ma che acetta l’ egemonia marxista sulla classe operaia, che si era consumata realmente, e non poteva che parlare come un “intellettuale sconfitto”. Ma se il marxismo fosse la filosofia immanente al proletariado gli avvenimenti polacchi si sarebbero dovuti svolgere esattamente all’ oposto di come si sono svolti. Mi pare che il cosiddetto progressismo cattolico, soprattutto negli ultimi 15-20 anni, nel suo affanno di incorporarsi alla lotta di liberazione delle masse e della classe lavoratrice, si sia mosso lungo l’ errore di Jean Lacroix. Oggi, a pochi anni di distanza, un fatto prima ancora che una teoria, documenta che questa opzione non serve più per comprendere la processualità della storia contemporánea.

    IS: Torniamo all’ Enciclica “Laborem Exercens”. Che accoglienza ha avuto in America Latina?
    MF: Mi pare che ciò che contraddistingue l’ atteggiamento principale davanti all’ Enciclica e agli avvenimenti polacchi sia lo sconcerto. Nessuno dispone di schemi intelletuali sufficienti per un giudizio rapido, direi istintivo. C’ è perplessità. E se non si comprendono i fatti polacchi non si comprende neppure l’ Enciclica. Papa Woityla ha scritto poesie sul lavoro che oggi in Polonia hanno una grande popolarità. E questo poeta del lavoro, cantato dai lavoratori e trasmesso dalla radio e dalla televisione del governo polacco il I° maggio scorso è l’ autore dell’ Enciclica “Laborem Exercens”. Questo modifica sostanzialmente la situazione storica che ha visto la nascita della “Rerum Novarum” di Leone XIII, scritta nel momento in cui il marxismo e l’ anarchismo egemonizzavano il mondo operaio. Lo stesso Papa Pecci era un uomo che proveniva del patriziato rurale italiano e l’ impronta che si percepisce maggiormente nell’ Enciclica è il suo amore alla vita contadina. Quest’ ultima Enciclica invece è scritta dalla mano di un Papa dorigine umile, che è stato minatore, che è vissuto in ambiente operaio. Mi sembra che il ricorrere della parola “solidarietà”, il ricorrere di altre parole che hanno una larga tradizione nella storia della classe operaia non sia affatto casuale. “Solidarietà” ha radici nel movimento della classe operaia; è una parola carica di riferimenti storici; è una parola che ha connotazioni libertarie, anarchiste. Ma ha anche riscontri nella tradizione cattolica.

    IS: Qual è il filone cattolico a cui si lega la parola “solidarietà”?

    MF: Per esempio al filone cattolico che ho già nominato di Philippe Buchez, fautore di un socialismo che oggi definiremmo autogestionario. Buchez parlava delle “Associazioni operaie di produzione”, e nel fondo riteneva che la classe operaia fosse originariamente autogestionaria, come fu autogestionaria l’ esperienza dei “Soviet”. Non a caso il marxismo leninismo è stato storicamente il liquidatore di tutti i “Soviet”. Mi pare dunque che la parola solidarietà raccolga una vasta tradizione libertaria della classe operaia e questo segnala che la vecchia rottura antireligiosa della classe operaia è superata da una nuova sintesi.

  5. #5
    La chiesa cattolica romana vuole cavalcare il "cambiamento",
    e i 5 Stelle con Grillo ci abboccano alla grande



    Le mosse politiche del Vaticano sono rivolte, come già il precedente articolo evidenzia, a recuperare terreno nella base del tessuto sociale medio basso come il mondo operaio, storicamente di stampo marxista quindi ateo, ed ora la nuova "politica" che il lupo travestito da agnello ha adottato fa breccia nel mondo a 5 stelle come in precedenza sempre nel blog di Grillo abbiamo potuto notare. Ci vuole così poco a nascondere la sporcizia sotto il tappeto, e gli strateghi del vaticano sanno che con una politica dei gesti e delle frasi d'effetto - che sfruttano la potenza del vangelo di Dio - possono nascondere sotto il loro naso ad una massa impreparata la sporcizia delle loro bestemmie dottrinali (mai messe in discussione nei media) e la loro vera natura. Il Vaticano promuove il Papa ed il sistema papale come figura simbolo e guida spirituale della nuova era. Così come il serpente cambia la pelle col cambio di stagione anche il Vaticano col cambio dell'Era (dai pesci a quella dell'Aquario) cambia pelle, e questo compito spetta proprio ad un gesuita, il nuovo pontefice. Però anche se il serpente cambia pelle, rimane pur sempre un serpente. Vorrei quindi ricordare che il sistema cattolico romano non è mai cambiato nella sostanza, sono gli stessi di 500 anni fà, si sono dati una nuova facciata già da tempo, hanno scelto un profilo basso ma... il lupo perde il pelo ma non il vizio, quindi, poichè Dio ci ha avvertiti che i lupi sarebbero spuntati tra i cristiani:
    Atti 20:29 Infatti io so che dopo la mia partenza, entreranno in mezzo a voi dei lupi rapaci, i quali non risparmieranno il gregge,

    E come accadde in Gerusalemme la storia si ripete, e non sarà una lavanda dei piedi mandata in prima serata nei TG o una passeggiata senza scorta a nascondere millenni di oppressione e bestemmie dell'istituzione cattolica, perchè dai frutti possiamo giudicare cosa tale istituzione sia realmente e se sia o meno da Dio.
    In Ezechiele 22 abbiamo la denuncia dei peccati di Gerusalemme

    Ezechiele 22: 3 Poi di': Così dice il Signore, l'Eterno: La città versa il sangue nel suo mezzo per far venire il suo tempo; inoltre fa idoli contro se stessa per contaminarsi. 4 Per il sangue che hai versato ti sei resa colpevole e ti sei contaminata per gli idoli che hai fatto.
    8 Tu hai disprezzato le mie cose sante e hai profanato i miei sabati.
    25 La cospirazione dei suoi profeti nel suo mezzo è come un leone ruggente che sbrana la preda, essi divorano la gente, si appropriano di tesori e cose preziose, accrescono le vedove in mezzo ad essa. 26 I suoi sacerdoti violano la mia legge e profanano le mie cose sante; non distinguono fra santo e profano, non fanno conoscere la differenza tra l'impuro e il puro e distolgono i loro occhi dai miei sabati, per cui io sono profanato in mezzo a loro. 27 I suoi capi in mezzo ad essa sono come lupi che dilaniano la preda, per versare sangue e distruggere anime per realizzare un ingiusto guadagno. 28 I suoi profeti intonacano per loro con malta che non regge, avendo visioni false e proferendo divinazioni bugiarde per loro, e dicono: "Così dice il Signore, l'Eterno", mentre l'Eterno non ha parlato.




    Riporto dal Blog di Grillo
    Papa Francesco, sacerdote - Francesca Ambrogetti




    Una volta stava in una bidon ville, nelle quali di notte non è raccomandabile andare in giro soli, allora alcuni gli chiesero: "La facciamo accompagnare padre?", Lui si faceva chiamare Padre Bergoglio sempre, mai Cardinale, Monsignore. Lui disse: "No, non mi accompagnate, perché se mi dovete accompagnare per uscire vuole dire che mai più potrò rientrare". Quindi uscì da solo in una zona abbastanza rischiosa.Quindi sarà vicino alla gente e ascolterà le sfide del mondo, della Chiesa.
    I gesti parlano, il nome che ha scelto parla, tutto ciò che sta facendo mi pare sia un messaggio.
    Francesca Ambrogetti

    Il Passaparola di Francesca Ambrogetti, giornalista ANSA da molti anni a Buenos Aires e autrice assieme a Sergio Rubin del libro: "Papa Fracesco"

    Occorre la pazienza
    Buongiorno, dico buongiorno perché in Argentina sono le 11:50, quindi per me è buongiorno, e saluto quindi chi sta vedendo questo video.
    Mi chiamo Francesca Ambrogetti, sono Romana, giornalista Ansa e da molti anni a Buenos Aires e stando qui nell’epoca della crisi, era il 10 aprile del 2001 abbiamo intervistato come stampa estera l’allora neo-cardinale Bergoglio. Fino a quel momento era poco conosciuto sia in Argentina che negli ambienti della curia.
    Lo abbiamo intervistato perché c’era la crisi e volevamo il parere della Chiesa, uno dei settori che ci interessava. Durante questo periodo di crisi profonda si iniziavano a aprire delle mense popolari, molte promosse dalla Chiesa e quindi era per sentire un po’ il polso di quello che succedeva in questi quartieri poveri.


    I gesti parlano
    Nel libro fa riferimento a una parabola, che è quella del pastore che aveva 99 pecore, gliene scappa una e lascia le 99 e corre dietro a quella che mi è scappata, lui ricorda che un anziano sacerdote che lui conosceva dice: "No no, adesso la parabola è diversa: la Chiesa cattolica ha una pecora ce l’ha sicura, però 99 sono fuori e deve uscire in cerca di quelle 99". Allora che Chiesa sarà quella di Papa Francesco?
    Credo che i credenti lo sentiranno come uno di loro, vi racconto un episodio: lui va molto nelle villas miserias e andava a piedi, da solo con i mezzi, gli autobus, mai in macchina, e un giorno c’era una messa in una di queste villas e nell’autobus c’erano alcune persone che abitano nelle bidon ville, che vedendolo nello stesso autobus gli dicono: "Lei è uno dei nostri, lo sentiamo come uno dei nostri, lo abbiamo visto in autobus".

  6. #6
    Condivido le tue idee sul papa e su come dovrebbe essere la chiesa.
    Il problema della chiesa è comprendere come si siano radicati, nel corso della storia, i legami con il potere temporale (iniziati con l'impero di Giustiniano e il regno dei Franchi di Clodoveo) e comprendere le implicazioni del suo potere all'interno...

    Tutte le religioni nascono pure e semplici, anche il sikh pant era nato come la ricerca della spiritualità con la meditazione e la preghiera individuale, poi, nel tempo si è trasformato in un istituzione...

    Non si comprendono bene le ragioni di questa trasformazione da una corrente religiosa molto aperta, ad un istituzione vera e propria, purtroppo bisognerebbe conoscere tutti questi passaggi e le cause che hanno portato a questo...
    Anche per me si dovrebbe togliere tutto, ma non sempre si può tagliare il nodo gordiano. E' meglio conoscere le cause e la storia per sapere come procedere.

    Inoltre la vera storia la conoscono pochi, infatti molti testi antichi (medioevo e più vecchi) sono custoditi in archivi a cui pochi hanno accesso, e purtroppo nessuno, senza permesso, può conoscere quelle informazioni...

  7. #7
    Molto sinteticamente è documentalmente dimostrabile che l'istituzione cattolica non è biblicamente sostenibile. La sua origine (tarda rispetto alla chiesa apostolica degli Atti degli apostoli) non ha nulla a che vedere col cristianesimo e tutto a che vedere con l'Impero Romano di cui fu la nuova espressione che perdura ancora nella modernità. Questo verrà trattato nell'apposita sezione. Sull'origine delle religioni anche questo è un tema che verrà approfondito nella sezione apposita e che affrontare quì in maniera approfondita sarebbe off topic.
    Però sappi che la verità non sta nascosta negli archivi segreti, sicuramente ci sono tanti documenti che renderebbero palesi molte cose, ma bisogna sapere innanzitutto cosa cercare.

  8. #8
    Grazie per la risposta.
    Si', la verità non sta negli archivi segreti, o almeno non tutta in certi archivi "segreti. Intendevo dire che ci sono volumi alla portata di tutti, ma so anche che alcuni volumi non sono concessi al pubblico e non sono nemmeno in vendita. Inoltre chiunque può decidere di tenere nascosti e archiviati certi volumi che ritengono scomodi (basta pensare al fil "Nel nome della Rosa").

    Infatti nessuno sa del testo originale dell'antico testamento con i 513 precetti scritti integralmente. (I 10 comandamenti della Bibbia che Mosé scrive sulle tavole altro non sono che una sintesi dei 513 precetti).
    Inoltre nei testi che vengono venduti al pubblico molti sacerdoti reclamano che preghiere come il "Padre Nostro" e parabole come "la parabola dei talenti" sono di fatto mal tradotte dall'ebraico, così come sono mal tradotti anche certi nomi: tutto questo sempre a scopo di tenere nascosta la verità alla gente comune...

  9. #9
    Citazione Originariamente Scritto da Candar-Slayer Visualizza Messaggio
    Grazie per la risposta.
    Si', la verità non sta negli archivi segreti, o almeno non tutta in certi archivi "segreti. Intendevo dire che ci sono volumi alla portata di tutti, ma so anche che alcuni volumi non sono concessi al pubblico e non sono nemmeno in vendita. Inoltre chiunque può decidere di tenere nascosti e archiviati certi volumi che ritengono scomodi (basta pensare al fil "Nel nome della Rosa").

    Infatti nessuno sa del testo originale dell'antico testamento con i 513 precetti scritti integralmente. (I 10 comandamenti della Bibbia che Mosé scrive sulle tavole altro non sono che una sintesi dei 513 precetti).
    Inoltre nei testi che vengono venduti al pubblico molti sacerdoti reclamano che preghiere come il "Padre Nostro" e parabole come "la parabola dei talenti" sono di fatto mal tradotte dall'ebraico, così come sono mal tradotti anche certi nomi: tutto questo sempre a scopo di tenere nascosta la verità alla gente comune...
    Attenzione Cander è andato perso il testo originale del pentateuco come per ogni libro nella Bibbia perchè i testi in questione venivano usati e quindi si usuravano e venivano fatte le copie. Quindi l'originale non c'è, ma c'è la ragione e non è importante il fatto che non ci sia, il messaggio invece è stato preservato interamente ed è esattamente quello che abbiamo nella Bibbia. Ti ricordo che sono stati scoperti i Rotoli del Mar Morto di svariati secoli antecedenti alla copia più antica che possedevamo fino ad allora lo scorso secolo... bene, quei rotoli avevano l'intero Primo Testamento identico alle copie delle copie delle copie moderne che fino ad allora erano giunte a noi. I 10 cmandamenti sono esattamente quelli che scrisse Mosè nel pentateuco e questi 613 mitzvòt (precetti) sono i precetti che trovi nel Talmud giudaico, la cosiddetta tradizione orale rabbinica
    sui quali c'è la sezione apposita e c'è tanto da dire anche sul Talmud.... Okkio alla storia degli errori di traduzione nella Bibbia.. stai usando le argomentazioni rabbiniche.. e loro non hanno nessuna conoscenza superiore agli altri come invece pretenderebbero perchè l'ebraico Biblico non è l'ebraico moderno... fai attenzione a questi miti.
    Riguardo invece il Padre nostro e le altre parabole non è possibile che siano mal tradotte dall'ebraico perchè furono scritte in greco koinè... non esistono manoscitti del Nuovo Testamento in ebraico poichè vennero redatti in greco... quindi occhio a non cadere nella disinformazione... queste argomentazioni sono totalmente infondate
    Comunque siamo già off topic quì Candar

  10. #10
    Già mi spiace, non proseguirò con questo off-topic

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