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  1. #1

    Gli insegnanti del "sacro nome"

    Gli insegnanti del "sacro nome"


    1 - Introduzione
    2 - Il movimento del nome sacro
    3 - יהוה (Yahweh) il tetragrammaton
    4 - Il nome Geova
    5 - In Conclusione




    Questa presentazione è il primo di vari articoli che seguiranno con l'intento di far riflettere tutti coloro che in buona fede hanno abbracciato una teologia che per certi versi si potrebbe definire “nominale” e che, come vedremo entrando più nel dettaglio non rappresenta affatto il messaggio che le Scritture intendono testimoniare.
    Le persone dovrebbero essere interessate alla Verità e non alla difesa di una istituzione, di una denominazione e via dicendo. Sono infatti le Scritture a dare autorità e proclamare attendibile la dottrina di una data denominazione e non viceversa. Molti spesso dimenticano questo e si affidano totalmente e avventatamente all'autorità della denominazione e alla sua teologia, senza avere un approccio personale alle Scritture in grado di sviluppare quella capacità critica che è il sale della conoscenza e della comprensione.
    Le Scritture sono un libro intelligente fatto per persone intelligenti e umili, libere da pregiudizi, disposte a mettere in gioco le proprie convinzioni con l'unico intento di conoscere la verità, anche se questa portasse a scontrarsi con la tradizione in cui si è nati e cresciuti; quindi tutti sono chiamati, nel loro approccio al testo biblico, ad esercitare quelle facoltà intellettuali che ci sono state donate con serietà e onestà intellettuale, ricordandosi che dev'essere lo Spirito Santo, che Dio ha donato al mondo, a guidarci in ogni verità:
    Giovanni 16:13
    Ma quando verrà lui, lo Spirito di verità, egli vi guiderà in ogni verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutte le cose che ha udito e vi annunzierà le cose a venire.

    Abbiamo un Dio personale che agisce in ognuno di noi come se io o tu che leggi fossi l'unico essere esistente.

    Ci sono molte persone che vengono ingannate, per chi crede, Satana è il maestro degli inganni, è stato il primo ingannatore ed assassino, ritengo che quindi aprire una parentesi a riguardo sia doveroso, perché saranno le sottigliezze a fare la differenza:

    Definizione di inganno

    1) Ogni dichiarazione, artificio o pratica, che fuorvia un altro, o che lo porta a credere ciò che è falso.

    2) Il direzionare un altra persona a credere ciò che è falso, o a non credere ciò che è vero così da intrappolarlo.

    3) Parvenza di vero creata ad arte per far cadere in errore qualcuno

    4) Parvenza di vero creatasi spontaneamente a causa di un'errata percezione della realtà


    Quindi l'idea dell'inganno è che quando iniziamo a pensare cosa sia vero, nei fatti è quello che in realtà è falso.
    L'essenza dell'inganno è che tu non sia consapevole di essere ingannato, perché le persone ingannate non pensano di essere loro stesse ingannate.
    Nessuno sotto inganno crede di essere ingannato, perché se sapesse di essere ingannato, per definizione non sarebbe sotto inganno.

    Nel mondo vi sono:

    1. Inganni intenzionali
    2. Inganni non intenzionali
    3. Auto-inganni

    La prima tipologia è chiara, si ha quando qualcuno consapevolmente inganna il prossimo.
    La seconda si ha quando qualcuno pensa di stare dalla parte della verità, ma si sbaglia, e nemmeno sà che quello in cui crede è sbagliato; crede di dire il vero, quindi di non sviare intenzionalmente nessuno.
    Molte persone infine si auto ingannano, le ragioni sono molteplici, molto profonde, è strano ma quando intuiscono di essere nel torto, la lingua dice una cosa ma il cuore ne pensa un altra.
    Pensate ad un attore: quando recita la sua parte impersonando un carattere lontano dal suo essere, per "entrare nella parte" si auto-convince di quello che dice e fa, ma non lo condivide in cuor suo...
    Quanto viviamo la nostra vita condizionati dalla cultura esterna in cui siamo immersi, auto-convincendoci delle cose e spesso convinti da persone che non condividono quello che dicono o fanno o che a loro volta si sono assimilate al contesto culturale creato dai recitanti.

    Gli inganni sono pericolosi.
    Sfortunatamente, l'inganno può essere molto difficile da individuare. L'inganno "imita" la verità e gli rimane il più possibile vicina; è vicino abbastanza da essere convincente ma lontano abbastanza per essere errato.
    Questo è quello che rende l'inganno molto pericoloso.

    Se volessi avvelenare qualcuno e fargli bere con l'inganno del cianuro, chi abboccherebbe se gli dicessi: "Hei Tizio, ti va un bel bicchiere di cianuro? Tieni, bevi, è cianuro purissimo".
    Il Tizio secondo voi lo berrebbe?
    Voi lo berreste?
    ...Difficilmente.

    Cosa ne pensate se invece prendessi un bel bicchiere d'acqua fresca e ci mettessi una sola goccia di cianuro e gli dicessi: "Ehi Tizio, ti va un bel bicchiere d'acqua fresca? Tieni è buonissima, di montagna".
    La cosa sarebbe completamente diversa non pensate?
    Sono andato molto vicino alla verità...
    Ho semplicemente omesso "qualcosina" che da sola però decide la vita o la morte di una persona.

    Vi sono inganni facilmente percepibili e altri più difficili da rilevare, ma in generale dipende sempre dal grado di preparazione e attenzione del singolo individuo. La verità non teme confronti, la menzogna si, quindi mi auguro che coloro che leggeranno questo post, in particolare i diretti interessati in quanto appartenenti alla congregazione dei TDG o che hanno familiari, parenti o amici TDG, siano disposti a mettere in gioco le proprie conoscenze, le proprie convinzioni, le proprie certezze e con spirito critico verifichino le informazioni che andrò ad esporre al meglio delle mie capacità.

    Voglio partire da un punto di vista più generale, perchè ci offre una interessante panoramica circa questioni che ritroveremo in seguito quando si entrerà nel merito della dottrina insegnata e divulgata attraverso le produzioni della Watchtower, frutto del lavoro di Charles Taze Russell considerato il fondatore degli "Studenti Biblici" e primo presidente della Watch Tower Bible and Tract Society of Pennsylvania.
    Infatti la denominazione "Testimoni di Geova" deriva da un versetto biblico:
    Isaia 43:10 "I miei testimoni siete voi, dice l'Eterno [Geova], insieme al servo che ho scelto, affinché voi mi conosciate e crediate in me, e comprendiate che sono io. Prima di me nessun Dio fu formato, e dopo di me non ve ne sarà alcuno.”

    "Geova" è il nome di Dio nella forma italianizzata della traslitterazione latina del tetragramma biblico.

    Esiste una sorta di movimento privo di nome e sede che potremmo chiamare come: "Il movimento del sacro nome".

    Vi sono una marea di siti non connessi in genere l'uno con l'altro. Per la maggior parte si tratta di insegnanti indipendenti che espongono variazioni degli stessi insegnamenti. Il cuore del loro credo è che la resa moderna del nome del Padre e del Figlio siano pagani, non autentici, di conseguenza un grave problema, e che pronunciare il loro nome correttamente costituirebbe una parte essenziale per la salvezza, o alternativamente un modo per non essere blasfemi.
    C'è una grande enfasi che vi sia una cospirazione per cancellare il vero nome dalla Bibbia per portare gli uomini ad adorare il dio sbagliato.
    In questa sezione non vi è l'esigenza di trattare e rispondere a coloro che cercano di trovare legami fantasiosi nelle Scritture tra i termini che fanno riferimento a Dio con le divinità pagane, voglio invece soffermarmi su di un altro aspetto, che è al centro delle idee del "movimento del sacro nome" e che ritengo utile per ricollegarmi al tema di questo articolo (visto che i Testimoni di Geova mettono molta enfasi sulla pronuncia del tetragramma, tanto da utilizzarlo per differenziarsi, quale organizzazione religiosa cristiana, dalle altre confessioni cristiane... quindi un aspetto con notevole rilevanza dottrinale) ovvero il significato originale della parola "nome" in ebraico (שם) pronunciata Shèm.

  2. #2
    Il significato della parola שם shèm (nome)

    Questa è una profezia circa la venuta del messia:

    Jeremia 23:5«Ecco, i giorni vengono», dice l'Eterno/Signore, «nei quali susciterò a Davide un germoglio giusto, che regnerà da re, prospererà, ed eserciterà il giudizio e la giustizia nel paese. 6 Nei suoi giorni Giuda sarà salvato, e Israele starà sicuro nella sua dimora: e questo sarà il nome col quale sarà chiamato: 'l'Eterno/Signore nostra giustizia'.

    Ok vediamo un attimo, non sembrerebbe un nome proprio per il messia....

    Traduzione del Nuovo Mondo:
    [SPOILER]Jeremia 23:5 “Ecco, vengono i giorni”, è l’espressione di Geova, “e certamente susciterò a Davide un germoglio giusto. E un re certamente regnerà e agirà con discrezione ed eseguirà diritto e giustizia nel paese. 6 Ai suoi giorni Giuda sarà salvato, e Israele stesso risiederà al sicuro. E questo è il nome col quale sarà chiamato: Geova è la nostra giustizia”.[/SPOILER]
    Questa l'interlineare:

    Isaia 9:5 Poiché un bambino ci è nato, un figlio ci è stato dato: e l'imperio sarà sulle sue spalle: e sarà chiamato L'Ammirabile, il Consigliere Dio potente, Padre eterno, Il Principe della Pace.

    Traduzione del Nuovo Mondo:
    [SPOILER]Isaia 9:6 Poiché ci è nato un fanciullo, ci è stato dato un figlio; e il dominio principesco sarà sulle sue spalle. E sarà chiamato col nome di Consigliere, meraviglioso, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace.
    [/SPOILER]
    Questa l'interlineare:

    Ragioniamo un attimo: quanti nomi avrà questo messia?

    Nel cuore del "movimento del nome sacro" vi è una fondamentale disinterpretazione della parola ebraica per "nome" che è shèm. Molti "insegnanti del nome sacro" impauriscono le persone con versi come questo:

    Salmi 9:10 E quelli che conoscono il tuo nome confideranno in te, perché tu, o Eterno/Signore, non abbandoni quelli che ti cercano.

    Traduzione del Nuovo Mondo:
    [SPOILER]Salmi 9:10 E quelli che conoscono il tuo nome confideranno in te, Poiché certamente non lascerai quelli che ti cercano, o Geova.[/SPOILER]
    Quindi in questo verso si parla di un nome proprio o il termine "nome" ha un significato più ampio di quello che gli "insegnanti del nome sacro" credono, ovvero nel senso di "titolo"?
    Anche in italiano dovremmo essere capaci di comprenderlo perché la nostra parola per "nome" ha ugualmente un significato ampio:


    Come la nostra parola italiana "nome", shèm in ebraico ha diversi significati di fianco a quello letterale. Un modo in cui viene utilizzato nella Bibbia è a significare la realtà essenziale di chi qualcuno sia, come in Proverbi:
    Proverbi 21:24 Il nome del superbo insolente è: "schernitore"; egli fa ogni cosa con superbia smisurata.

    Vediamo la traduzione del Nuovo Mondo:
    [SPOILER]Proverbi 21:24 Presuntuoso, millantatore arrogante è il nome di chi agisce in un furore di presunzione. .[/SPOILER]
    ...il shèm di un superbo insolente è: schernitore/beffardo.

    In Esodo 34 abbiamo il seguente verso ad esempio:

    Esodo 34:14 perché non ti prostrerai ad altro dio, poiché l'Eterno, il cui nome è "il Geloso", è un Dio geloso

    Vediamo la traduzione del Nuovo Mondo:
    [SPOILER]Esodo 34:14 Poiché non devi prostrarti davanti a un altro dio, perché Geova, il cui nome è Geloso, è un Dio geloso[/SPOILER]
    Yhwh ...il cui shèm è Geloso, è un Dio geloso.

    Questa l'interlineare:

    In un esempio più famoso già visto sopra, il profeta Isaia dà al messia shèm quali:
    Isaia 9:6 Poiché un bambino ci è nato, un figlio ci è stato dato: e l'imperio sarà sulle sue spalle: e sarà chiamato l'Ammirabile, il Consigliere, Dio potente, Padre eterno, Il Principe della Pace.

    La forma plurale di shèm è shêmôwth (nomi). La Bibbia ha molti shêmôwth per indicare Dio, che sono titoli regali, e rivelazioni di chi in realtà Egli sia, ma non nomi come tale. Nell'ebraico biblico l'avere fiducia nel shèm di qualcuno, significa avere fiducia in quello che egli è; benedire il shèm di qualcuno, significa benedirlo per quello che è. Quindi quando leggiamo versi come Apocalisse 15:4:
    Apocalisse 15:4 Chi non ti temerà, o Signore e non glorificherà il tuo (shèm) nome? Poiché tu solo sei Santo; certo tutte le nazioni verranno e adoreranno davanti a te, perché i tuoi giudizi sono stati manifestati».

    Vediamo la traduzione del Nuovo Mondo:
    [SPOILER]Rivelazione 15:4 Chi veramente non ti temerà, Geova, e non glorificherà il tuo nome, perché tu solo sei leale? Poiché tutte le nazioni verranno e adoreranno dinanzi a te, perché i tuoi giusti decreti sono stati resi manifesti”.[/SPOILER]
    ...potete stare sicuri che quel shem riguarda chi Dio sia, il suo carattere, non il nome letterale di per se.

  3. #3
    יהוה (Yahweh) il tetragrammaton

    Passiamo adesso da quì al tetragramma o le quattro lettere YHWH, perchè sarà una cosa importante da capire, quando si guarda dentro tutte le altre affermazioni del "movimento del sacro nome". Il passaggio chiave per comprendere il tetragramma è in Esodo:

    Esodo 3:13 Allora Mosè disse a DIO: «Ecco, quando andrò dai figli d'Israele e dirò loro: "Il DIO dei vostri padri mi ha mandato da voi", se essi mi dicono: "Qual è il suo (shèm) nome?", che risponderò loro?». 14 DIO disse a Mosè: «IO SONO COLUI CHE SONO». Poi disse: «Dirai così ai figli d'Israele: "L'IO SONO mi ha mandato da voi"».

    Vediamo la traduzione del Nuovo Mondo:
    [SPOILER]Esodo 3:13 13 Tuttavia, Mosè disse al [vero] Dio: “Supponiamo che ora io sia andato dai figli d’Israele e realmente dica loro: ‘L’Iddio dei vostri antenati mi ha mandato a voi’, ed essi realmente mi dicano: ‘Qual è il suo nome?’ Che dirò loro?” 14 A ciò Dio disse a Mosè: “IO MOSTRERÒ D’ESSERE CIÒ CHE MOSTRERÒ D’ESSERE”. E aggiunse: “Devi dire questo ai figli d’Israele: ‘IO MOSTRERÒ D’ESSERE mi ha mandato a voi’”.[/SPOILER]
    Questa l'interlineare:


    Questa la pronuncia:
    vayo'mer mosheh el ha'elohim: "hinneh anochi ba el b'nei yisra'el v'amarti lahem elohei avoteichem sh'lahani aleichem v'am'ru li mah sh'mo---mah omar aléhem?" vayo'mer elohim el mosheh: "eh'yeh asher eh'yeh"... vayo'mer: "koh to'mar el b'nei yisra'el, eh'yeh sh'lahani aleichem".

    Il nome ebraico per la traduzione di «IO SONO COLUI CHE SONO» è "eh'yeh asher eh'yeh" (parte segnata in rosso nell'immagine sopra), e la parola eh'yeh è la versione abbreviata che significa solamente essere o in questo tempo verbale io sono. Molto spesso viene tradotto nella Bibbia come una qualche forma del verbo essere. Un esempio sarebbe in Genesi:
    Genesi 44:24 Così quando (Lett. stà venendo ad essere...che) fummo risaliti dal tuo servo, mio padre, gli riferimmo le parole del mio signore.

    Vediamo la traduzione del Nuovo Mondo:
    [SPOILER]Genesi 44:24 “E avvenne che noi salimmo da mio padre, tuo schiavo, e gli riferimmo quindi le parole del mio padrone.[/SPOILER]
    Questa l'interlineare:


    La parola resa con Così quando/E avvenne (Lett. stà venendo ad essere...) segnata in rosso nell'immagine sopra, è la parola ebraica singolare per hayah o essere:





    Yahweh e Hayah (o Ehyeh), provengono entrambe dallo stesso verbo, Hayah nell'ebraico biblico, mentre viene scandito Hawah nell'ebraico più moderno; comunque la radice Hawah appare nell'ebraico biblico ugualmente, ma è più comune nelle porzioni in aramaico.

    Yahweh è la terza persona maschile singolare, Ehyeh o Hayah è la prima persona singolare.
    "Yahweh" significherebbe "colui che causa l'essere", e "ehyeh" o hayah significa "Io sono" - Dr. Michael Heiser
    Quindi Yahweh è in molti punti la coniugazione della terza persona maschile singolare della radice Hayah. Questo è il tempo verbale che si usa quando ci si riferisce a Dio, ed opposto a quando Dio invece si riferisce a Se stesso, perchè il nome di Dio è un verbo. E' un qualcosa di simile all'inglese quando dico: My name is I'Am what I Am (il mio nome è io sono colui che è), altri si riferirebbero a me come: He is what He is (lui è colui che è). Naturalmente bisogna tenere in mente che questo è un esempio molto semplicistico considerando la complessità di questo verbo, ma ne abbiamo un'idea.

    "Quando Dio rivela il nome dell'alleanza dice che il suo nome è "Io SONO colui che E'", questa è la prima persona singolare di hayah. Non può essere altro. "Yahweh" è la stessa radice, solamente la terza persona grammaticamente in un ramo differente.
    Quindi cos'è questa parola misteriosa in questo tempo verbale misterioso chiamato il tetagrammaton?

    Il termine tetragrammaton o tetragramma biblico proviene dal greco e significa una parola che possiede quattro lettere e si riferisce al nome ebraico del Dio di Israele. Le quattro lettere vengono generalmente traslitterate dall'ebraico come:

    IHVH In latino
    JHWH In tedesco francese e olandese
    YHWH in altre lingue




    La pronuncia originale del tetragrammaton è difficile da determinare con assoluta certezza. La ragione è parzialmente dovuta al fatto che la corretta pronuncia si è persa nella storia, a causa della paura di infrangere il comandamento di non pronunciare il nome di Dio invano; perchè la tarda cultura ebraica permetteva di pronunciarlo solo al sommo sacerdote. Si può guardare attraverso la letteratura degli studiosi ebraici per trovare le ragioni grammaticali che hanno portato ad una così grande speculazione su come si debba pronunciare, ma mi limito a dire che si tratta di una cosa molto difficile da sapere con certezza. Il che mi rende molto triste nel vedere come tutti gli "insegnanti del movimento del sacro nome" abbiano le miriadi di variazioni della pronuncia del tetragrammaton, ognuno dei quali asserendo che Dio spedirà gente all'inferno se questi non scelgono quello che loro hanno ottenuto basandosi sul loro particolare metodo.


  4. #4
    Il nome Geova


    Una traduzione Latina del 1552 del Sefer Yetzirah, usando
    la forma Iehouah per il "magnum Nomen tetragrammatum".

    Mentre è incerta la reale pronuncia del tetragramma persino tra tutti gli studiosi ebraici messi assieme, vi sono pronunce di cui possiamo essere relativamente certi che non siano la pronuncia corretta del tetragramma, e uno di questi è appunto il nome Geova
    Venne probabilmente usato per la prima volta da Ramòn Martì, un dominicano catalano teologo del 13esimo secolo, quindi parliamo di una pronuncia alquanto recente.
    Nelle prime traduzioni della Bibbia, quando i riformatori iniziarono a tradurre la Bibbia nelle loro lingue, nonostante l'opposizione della chiesa cattolica e le sue persecuzioni.

    William Tyndale fu il primo a tradurre considerevoli porzioni della Bibbia in Inglese. Tyndale sillabò il nome di Dio IEHOUAH (guarderemo come sia arrivato a quel nome in un momento), ma poichè lo pubblicò in Germania, la versione tedesca traslitterò la lettera I in J JEHOUAH, perché in tedesco quando vogliono ottenere il suono I che abbiamo con la parola italiana ieri ad esempio o con yes, usano spesso la lettera J.
    Più tardi come le persone lessero questa traduzione tedesca, la pronunciarono differentemente perchè, ad esempio, i francesi guardavano la stessa lettera e la pronunciavano col suono duro J (come jeans), e quelli che parlavano inglese adottarono la pronuncia francese.


    Geova in Genesi 15:2 della traduzione del Pentateuco del 1530 di William Tyndale

    Il nome Jehouah allora apparve in tutte le prime bibbie protestanti in inglese eccetto la Bibbia di Coverdale del 1535.

    Il nome JEHOUAH appare nella:
    John Rogers' Matthew Bible nel 1537
    The Great Bible del 1539
    The Geneva Bible del 1560
    Bishop's Bible del 1568
    King James Version del 1611

    Più recentemente è stato utilizzato in:

    The Revised Version del 1885
    The American Standard Version del 1901

    E l'ultima è:

    The New World Translation of the Holy Scriptures dei Testimoni Di Geova nel 1961.

    Notate che non vi sono traduzioni moderne nella lista che usano Geova oltre alla Traduzione del Nuovo Mondo dei Testimoni di Geova.
    Molte altre traduzioni moderne hanno smesso di rendere il nome Geova e la motivazione (la ragione per la quale gli studiosi biblici di allora credevano fosse la corretta pronuncia) è dovuta al fatto che oggi sappiamo che è falsa!
    Non vi è stata alcuna cospirazione, ma solamente un onesto errore.
    Entriamo nel merito:
    Alcuni di voi sapranno che l'ebraico scritto non ha vocali, che non erano necessarie perché, per gran parte della sua storia, la tradizione ebraica venne passata di generazione oralmente, e quindi con la corretta pronuncia. Successivamente, col passare del tempo, come le pronunce si persero nella storia mentre la lingua iniziava a morire dopo la diaspora, vi era un sistema di addizione di vocali create per aiutare i parlatori moderni a pronunciare le parole.

    Questo avvenne utilizzando numerosi punti e altri segni, col significato di dover pronunciare un determinato suono mentre si pronunciano le consonanti.
    Tale pratica venne sviluppata nel 13esimo secolo dai masoreti, una famiglia di scribi ebrei. E' importante sapere che è improbabile che gli stessi masoreti conoscessero la corretta pronuncia del tetragrammaton. Sappiamo questo perché loro, come molte delle persone ebree, svilupparono la paura di pronunciare il nome di Dio, in quanto molto preoccupati di non infrangere il comandamento “non nominare il nome di Dio invano”. Quindi quello che fecero quando scrivevano il tetragrammaton era sostituire termini come Adonai e Elohim (Dio), titoli per Dio, per rimpiazzare il nome divino; ma, invece di cambiare la parola inserirono solamente dei segni vocalici di “Signore” in Adonai, non le parole stesse, per indicare al lettore che queste sostituzioni andavano usate. Quindi le persone vedevano il tetragrammaton ma con i segni vocalici dei nomi sostitutivi.
    Più tardi quando i traduttori moderni lessero il tetragrammaton con i segni vocalici dei nomi sostitutivi, essi seguirono la linea guida dei segni vocalici come se fossero i veri segni di come pronunciare il tetragrammaton; e questo è da dove le pronunce come Geova o Ieova provengono.

    Ma oggi sappiamo perchè vi fossero quei segni vocalici, e comprendiamo che la pronuncia di Geova o Ieova è una impossibilità filologica. Ma come già detto, vi sono numerosi gruppi là fuori che hanno la totalità della loro dottrina che poggia su questa pronuncia; e quindi affermano che per forza i segni vocalici debbano essere ispirati, e che esistevano nelle forme più arcaiche dell'ebraico.
    Questa è una visione che non è supportata dal sapere moderno per la maggiore.
    Ma un punto che voglio sia chiaro è che non vi è niente nella Bibbia che suggerisca che il pronunciare il nome di Dio in ebraico dia un qualsiasi potere speciale, un qualsiasi vantaggio. Non vi è alcun esempio nella Bibbia che supporti una qualsiasi tesi circa il nome di Dio quale sorta di nome magico che uno deve pronunciare correttamente.

    Risulta ironico constatare che nei fatti vediamo quest'attitudine svilupparsi molto più tardi con la Cabala. Dico ironico perché i sostenitori del nome sacro, si suppone che facciano quello che fanno perché non vogliono praticare la stregoneria ma, se guardiamo oggettivamente la loro teologia, si tratta del vangelo dell'incantesimo, una forma di salvezza che risiede nella pronuncia della propria formula esatta... in altre parole la Cabala o stregoneria.

    La stessa dottrina luciferina di conoscenze segrete come base per la giustezza di fronte a Dio... per sua definizione è un altro vangelo, come afferma Galati:

    Galati 1:8 Ma anche se noi o un angelo dal cielo vi predicasse un evangelo diverso da quello che vi abbiamo annunziato, sia maledetto. 9 Come abbiamo già detto, ora lo dico di nuovo: Se qualcuno vi predica un evangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia maledetto.

    Traduzione del Nuovo Mondo
    [SPOILER]Galati 1:8 Comunque, anche se noi o un angelo dal cielo vi dichiarasse come buona notizia qualcosa oltre ciò che vi abbiamo dichiarato come buona notizia, sia maledetto. 9 Come abbiamo già detto, ora torno a dire di nuovo: Chiunque vi dichiari come buona notizia qualcosa oltre ciò che avete accettato, sia maledetto.
    [/SPOILER]
    Una delle migliori validazioni delle traslitterazioni è il fatto che vennero utilizzate dagli apostoli ed altri scrittori del Nuovo Testamento.
    Il Nuovo Testamento venne originariamente scritto in Greco Koinè; Paolo, Pietro, Giacomo, Giovanni, Luca ed altri scrissero il nome del Salvatore in una lingua che non era l'ebraico. Se questo quindi era permesso ed era addirittura ispirato scrivere il nome in greco, anche a noi è permesso scrivere e leggere il nome nella nostra lingua nativa.
    Essendo fatto storico che il Nuovo Testamento venne redatto in Greco Koinè, ne consegue che la dottrina del sacro nome ebraico viene invalidata. Infatti non abbiamo la traslitterazione del tetragramma nel Nuovo Testamento, non esiste. Se prendiamo la KIT, ovvero la Traduzione Interlineare del Regno 1969 o 1985 delle Scritture Greche della Watch Tower Bible & Tract Society of Pennsylvania, nel testo greco possiamo vedere come anche lì non esista il nome Geova o una sua qualsiasi traslitterazione (Jehowa, Yawe etc) e non esista il tetragramma eccetto un caso in cui il significato del tetragramma viene tradotto in greco dall'ebraico (non traslitterato) in Giovanni:

    Giovanni 8:58 Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: Prima che Abrahamo fosse nato, io sono».

    Traduzione del Nuovo Mondo
    [SPOILER]Giovanni 8:58 Gesù disse loro: “Verissimamente vi dico: Prima che Abraamo venisse all’esistenza, io ero”.
    [/SPOILER]
    Diamo uno sguardo all'interlineare del 1969:


    Come possiamo vedere la Traduzione del Nuovo Mondo rende con: Prima che Abraamo venisse all’esistenza, io ero/io sono stato”. Questa traduzione decisamente strana ha causato molta "confusione sul tempo verbale" alla Torre di Guardia. La nota in calce nella edizione 1969 con copertina viola della KIT afferma che: l' "io ​​sono" è "correttamente reso nel perfect tense" (foto sotto)


    Tuttavia nell'edizione del 1985 copertina blu marina militare, la nota afferma che: "I have been" - Io Sono Stato è "correttamente tradotto dal perfect indicative.


    Nella traduzione in inglese del testo greco della KIT abbiamo I Have Been che letteralmente in italiano traduciamo col passato prossimo" Io Sono Stato e che nella Traduzione del Nuovo Mondo italiana online viene reso con l'imperfetto: Io ero. Il greco traduce ego eimi (ἐγώ εἰμι) IO SONO (I am in inglese) come nella stessa KIT viene correttamente tradotto il testo greco.

    Non dovrebbero questi veri studiosi sapere il tempo corretto?

    Qui la Torre di Guardia ha presentato due tempi diversi per le stesse parole. Quale è il problema? Chi ha ragione? In realtà hanno dato tre versioni alla scelta del tempo verbale.
    Nell'edizione del 1950 della Traduzione del Nuovo Mondo delle Scritture Greche Cristiane i "traduttori" della Torre di Guardia hanno affermato che Giovanni 8:58 era al "perfect indefinite tense" (tempo perfetto indefinito). Tutti e tre i tentativi sono SBAGLIATI, secondo gli studiosi greci. Il tempo corretto è il tempo presente, e la traduzione corretta è "Io sono", non "sono stato".
    Perché "tradurre" le parole "ego eimi" come "sono stato" in questo verso (Giovanni 8:58), quando, se si gira indietro di due pagine a Giovanni 8:18, 23, 24 e 28 (vedi foto sotto) abbiamo esempi in cui "ego eimi" e tradotto correttamente da loro, come "Io sono"?


    Numerose traduzioni e studiosi della Bibbia correttamente incrociano questo versetto con Esodo 3:14 DIO disse a Mosè: «IO SONO COLUI CHE SONO». Poi disse: «Dirai così ai figli d'Israele: "L'IO SONO mi ha mandato da voi"». che rivela il nome divino di Dio come "IO SONO".

    Gesù è realmente l' "IO SONO". "L' "IO SONO" denota assoluta esistenza eterna, non solo l'esistenza prima di Abramo. Si tratta di una pretesa di essere il Signore del Primo Testamento. Che gli ebrei compresero il pieno significato di questa affermazione risulta chiaro dalla loro reazione (v.59) con l'accusa di presunta bestemmia."

    Giovanni 8:59 Allora essi presero delle pietre, per lanciarle addosso a lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio, passando in mezzo a loro, e così se ne andò.

    Questa conclusione verrà raggiunta anche dal più casuale pensatore che abbia a sua disposizione i fatti; di conseguenza i fautori del nome sacro sono impegnati in una battaglia futile contro un ovviamente Nuovo Testamento originale.

    Il tema dell'interlineare di Russell è affrontato più nel dettaglio quì

  5. #5
    Legge, Nome e Carattere di Dio sono un tutt'uno


    Un altro punto su cui riflettere è che la lingua originale di Adamo era differente dalla lingua ugaritica di Abramo; la lingua ugaritica di Abramo era differente dalla lingua egiziana di Mosè e degli israeliti in Egitto; la lingua fenicia adottata dagli israeliti 600 anni dopo che giunsero nella terra promessa, non è la lingua di Adamo, Abramo o quella di Mosè.
    E nonostante vi sia una grande affinità del paleo-ebraico con l'aramaico, queste sono lingue differenti.
    Dio parlò in ogni lingua, e in ognuna di queste descrisse Sé stesso con nomi e titoli. Non abbiamo alcuna prova o evidenza che Dio insistette su di una continua pronuncia per il suo nome o per i suoi titoli; e questi nomi e titoli erano gli stessi in tutte le lingue.
    Se le evidenze a prova di tale fatto mancano, come può qualcuno rivendicare qualcosa per cui Dio non ha dato o lasciato alcuna testimonianza?
    O la rivendicazione è falsa in faccia alle sue asserzioni, o è falsa perché la rivendicazione se fosse stata vera, avrebbe avuto un abbondanza di testimonianze.. e queste non esistono.
    Voglio citare in fine il Vangelo stesso, perché potenza di Dio per la salvezza, dove parla di pentimento e credere nello stesso vangelo che narra di Cristo sacrificato per noi; in cambio riceveremo lo Spirito Santo e una nuova vita che ci permetterà di desiderare Dio e di essere maggiormente come lui. Questo è il messaggio che ha predicato Paolo, pentirsi e credere, non era di certo quello di pronunciare il nome di Dio correttamente.

    Tenendo conto di quanto sopra esposto, emerge chiaramente come nelle Scritture la Legge di Dio, il Nome di Dio e il Carattere di Dio siano un tutt'uno, siano sinonimi.

    Apocalisse 14:1 Poi vidi l'Agnello che stava in piedi sul monte di Sion, e con lui erano centoquarantaquattromila persone che avevano il suo nome e il nome di suo Padre scritto sulle loro fronti.

    Traduzione del Nuovo Mondo
    [SPOILER]Apocalisse 14:1 E vidi, ed ecco, l’Agnello stava sul monte Sion, e con lui centoquarantaquattromila che avevano il suo nome e il nome del Padre suo scritto sulle loro fronti.
    [/SPOILER]



    Cosa vi è scritto nelle loro fronti? il nome di suo Padre. Riflettete un attimo riguardo a questo fatto: più in dietro, in Apocalisse 6 e 7 furono segnati col sigillo del Dio Vivente nella loro fronte; il numero di quel gruppo era quello dei centoquarantaquattromila; quì veniamo introdotti nuovamente nei centoquarantaquattromila, eccetto che questa volta, invece che riferirsi al segno nella fronte, dice che hanno il nome del Padre.

    Ora notiamo una cosa:

    Apocalisse 22:1 Poi mi mostrò il fiume puro dell'acqua della vita, limpido come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell'Agnello. 2 E in mezzo alla piazza della città e da una parte e dall'altra del fiume si trovava l'albero della vita, che fa dodici frutti e che porta il suo frutto ogni mese; e le foglie dell'albero sono per la guarigione delle nazioni. 3 E qui non ci sarà alcuna maledizione; in essa sarà il trono di Dio e dell'Agnello e i suoi servi lo serviranno; 4 essi vedranno la sua faccia e porteranno il suo nome sulla loro fronte.

    Traduzione del Nuovo Mondo
    [SPOILER]Rivelazione 22:1 Ed egli mi mostrò un fiume d’acqua di vita, chiaro come cristallo, che usciva dal trono di Dio e dell’Agnello 2 in mezzo alla sua ampia via. E al di qua e al di là del fiume [c’erano] *alberi di vita che producevano dodici raccolti di frutta, dando i loro frutti ogni mese. E le foglie degli alberi [erano] per la guarigione delle nazioni. 3 E non ci sarà più alcuna maledizione. Ma il trono di Dio e dell’Agnello sarà nella [città], e i suoi schiavi gli renderanno sacro servizio; 4 e vedranno la sua faccia, e il suo nome sarà sulle loro fronti.

    * 2 ἐν μέσῳ τῆς πλατείας αὐτῆς καὶ τοῦ ποταμοῦ ἐντεῦθεν καὶ ἐκεῖθεν ξύλον ζωῆς ποιοῦν καρποὺς. Faccio notare che il termine greco usato è ξύλον (albero) ed è un accusativo singolare seconda declinazione quindi va tradotto: c'era l'albero della vita
    [/SPOILER]
    Quindi adesso per due volte ci viene detto che il nome di Dio sarà proprio sulla fronte del popolo di Dio. Magari qualcuno avrebbe potuto pensare: wow! magari mi metteranno il nome, il tatuaggio di Yahweh o Jehovah nella fronte... è veramente a quello a cui si riferisce? Come vedremo significa: prendi i principi, prendi le leggi, la santità, la giustezza, l'illimitatezza e infallibilità di Dio e mettila dentro la tua mente, cosicché quello che pensi onorerà Dio. Se adesso applichiamo quanto detto sopra: che il segno era nella fronte, ed il nome era nella fronte, vedremo che il nome di Dio sono le sue leggi, e Mosè come adesso vedremo intenderà: prendi quella legge, prendi il nome di Dio, il carattere di Dio, la legge di Dio, la santità di Dio e mettila al centro della tua mente.. quello che credi e che fai! La Legge, il Nome, il Carattere di Dio sono un tutt'uno:

    In Esodo 33, Mosè è nella cima del monte Sinai, vi sta 40 giorni e 40 notti, intrattiene un famoso dialogo con Dio; nel mezzo di questo, Mosè realizza che lui è pienamente scoperto a Dio... Dio può vederlo; ma siccome Dio è dietro al "velo", coperto dalle nubi, lampi, vortici etc, Mosè non può vederlo. Quindi Mosè è visto da Dio, ma lui non può vedere Dio. A questo punto Mosè fa una incredibile richiesta:

    Esodo 33:18 Allora Mosè disse: «per favore, fammi vedere la tua gloria!».

    Traduzione del Nuovo Mondo
    [SPOILER]Esodo 33:18 A ciò egli disse: “Ti prego, fammi vedere la tua gloria”.
    [/SPOILER]
    Mosè in sostanza dice a Dio: Dio tu puoi vedere me, io voglio vedere te! Mostrami la tua gloria!




    Esodo 33:19 L'Eterno gli rispose: «Io farò passare davanti a te tutta la mia bontà e proclamerò il nome (שם- shèm) dell'Eterno (יהוה-Yahweh) davanti a te. Farò grazia a chi farò grazia e avrò pietà di chi avrò pietà». 20 Disse ancora: «Tu non puoi vedere la mia faccia, perché nessun uomo mi può vedere e vivere». 21 Quindi l'Eterno disse: «Ecco un luogo vicino a me; tu starai sulla roccia; 22 e mentre passerà la mia gloria, io ti metterò in una fenditura della roccia e ti coprirò con la mia mano, finché io sia passato; 23 poi ritirerò la mano e mi vedrai di spalle; ma la mia faccia non si può vedere».

    Traduzione del Nuovo Mondo
    [SPOILER]Esodo 33:19 Ma egli disse: “Io stesso farò passare davanti alla tua faccia tutta la mia bontà, e certamente dichiarerò il nome di Geova davanti a te; e certamente favorirò colui che favorirò, e certamente mostrerò misericordia a colui al quale mostrerò misericordia”. 20 E aggiunse: “Tu non puoi vedere la mia faccia, perché nessun uomo può vedermi e vivere”. 21 E Geova disse ancora: “Ecco un luogo presso di me, e devi stare sulla roccia. 22 E deve avvenire che mentre passa la mia gloria ti devo porre in una buca della roccia, e devo mettere sopra di te la palma della mia mano come uno schermo finché io sia passato. 23 Dopo ciò devo togliere la palma della mia mano, e in realtà mi vedrai di dietro. Ma la mia faccia non si può vedere”.
    [/SPOILER]
    Mosè dice a Dio: ti prego mostrami la tua gloria. Dio gli risponde: ti mostrerò la mia gloria a patto di tre condizioni:
    1) Ti metterò su di una roccia.
    2)
    Metterò la mia mano su di te
    3)
    Non puoi vedermi di fronte, solo di dietro.

    Questo dialogo, questa cronologia si muove direttamente in Esodo 34 e notate quello che traspare (questa ricordo che è la stessa conversazione):

    Esodo 34:1 L'Eterno disse a Mosè: «Tagliati due tavole di pietra come le prime; e io scriverò sulle tavole le parole che erano sulle prime tavole che spezzasti. 2 Così sii pronto al mattino e sali al mattino sul monte Sinai, e rimani là vicino a me in vetta al monte. 3 Nessuno salga con te e non si veda alcuno per tutto il monte; né greggi né armenti pascolino nei dintorni di questo monte». 4 Mosè dunque tagliò due tavole di pietra, come le prime; si alzò al mattino presto e salì sul monte Sinai come l'Eterno gli aveva comandato, e prese in mano le due tavole di pietra. 5 Allora l'Eterno discese nella nuvola e si fermò là vicino a lui, e proclamò il nome dell'Eterno.

    Traduzione del Nuovo Mondo
    [SPOILER]Esodo 34:1 Quindi Geova disse a Mosè: “Tagliati due tavolette di pietra come le prime, e devo scrivere sulle tavolette le parole che erano sulle prime tavolette, che spezzasti. 2 E preparati per la mattina, poiché la mattina devi salire sul monte Sinai e stare là accanto a me in cima al monte. 3 Ma nessuno potrà salire con te e, inoltre, non si veda nessun altro in tutto il monte. Per di più, nessun gregge né mandria deve pascere davanti a questo monte”. 4 Pertanto Mosè tagliò due tavolette di pietra come le prime e si alzò la mattina di buon’ora e salì sul monte Sinai, proprio come Geova gli aveva comandato, e prendeva in mano le due tavolette di pietra. 5 E Geova scendeva nella nuvola e stava là con lui e dichiarava il nome di Geova.
    [/SPOILER]



    Attenzione: Che cosa Mosè ha chiesto di vedere? Ha detto: mostrami la tua gloria!.

    Dio risponde facendo due cose, afferma: proclamerò il mio nome, e vai e procurami due tavole di pietra

    Notate cosa succede, come Dio proclama il suo nome e la sua gloria, nel mezzo di quel dialogo, nel mezzo di quell'azione, Egli scrive in quelle tavole le Sue leggi con le dita.

    Continuiamo:

    Esodo 34:6 E l'Eterno passò davanti a lui e gridò: «L'Eterno, l'Eterno Dio, misericordioso e pietoso, lento all'ira, ricco in benignità e fedeltà, 7 che usa misericordia a migliaia, che perdona l'iniquità, la trasgressione e il peccato ma non lascia il colpevole impunito, e che visita l'iniquità dei padri sui figli e sui figli dei figli fino alla terza e alla quarta generazione». 8 E Mosè si affrettò a prostrarsi fino a terra, e adorò.

    Traduzione del Nuovo Mondo
    [SPOILER]Esodo 34:6 E Geova passava davanti alla sua faccia e dichiarava: “Geova, Geova, Iddio misericordioso e clemente, lento all’ira e abbondante in amorevole benignità e verità, 7 che conserva l’amorevole benignità a migliaia, che perdona l’errore e la trasgressione e il peccato, ma non esenterà affatto dalla punizione, recando la punizione per l’errore dei padri sui figli e sui nipoti, sulla terza generazione e sulla quarta generazione”. 8 Mosè subito si affrettò a inchinarsi a terra e a prostrarsi.
    [/SPOILER]
    Notate quanto accade, Mosè dice: mostrami la tua gloria, Dio risponde: ti mostrerò il mio nome!

    E' logico e sicuro allora dedurre che la gloria di Dio sia sinonimo del suo nome? La risposta è ovviamente si.

    Nella Bibbia, molto più di quanto avviene oggi, i nomi avevano un significato, volevano dire qualcosa; infatti abbiamo esempi di questo, sia nell'Antico che nel Nuovo Testamento, quando le persone avevano un carattere/personalità precedente e poi arrivavano a Dio, il loro carattere cambiava e nel cambiare il loro carattere indovinate un po cos'altro cambiava? IL LORO NOME.

    Alcuni esempi:

    Antico Testamento
    Giacobbe (יעקב - Ya`aqob: ingannatore, soppiantatore, ladro), diventa Israele (ישראל - Yisra'el: uno che ha prevalso con Dio) in Genesi 32:27 L'altro gli disse: «Qual è il tuo nome?». Egli rispose: «Giacobbe». 28 Allora quegli disse: «Il tuo nome non sarà più Giacobbe, ma Israele, poiché tu hai lottato con DIO e con gli uomini, ed hai vinto».

    Abramo (אברם - 'Abram: il Padre è esaltato), diventa Abrahamo (אברהם- 'Abraham: Padre di una moltitudine, o capo di una moltitudine) in Genesi 17:4 «Quanto a me, ecco io faccio con te un patto: tu diventerai padre di una moltitudine di nazioni. 5 E non sarai più chiamato Abramo, ma il tuo nome sarà Abrahamo, poiché io ti faccio padre di una moltitudine di nazioni.

    Sarai (שרי - Sarai: Principessa), diventa Sara (שרה - Sarah: Nobile donna) in Genesi 17:15 Poi DIO disse ad Abrahamo: «Quanto a Sarai tua moglie, non la chiamare più Sarai, ma il suo nome sarà Sara.

    Nuovo Testamento
    Saulo (Σαῦλος/שאול - Saulos: Desiderato), diventa Paolo (Παῦλος - Paulos: Piccolo o minore) in Atti 13:9 Allora Saulo, detto anche Paolo, ripieno di Spirito Santo, fissando gli occhi su di lui, disse:...
    Simone (Σίμων/ שמעו -Simon: ascoltato), diventa Pietro (Κηφᾶς - Cephas: Pietra, sasso) in Giovanni 1:42 e lo condusse da Gesù. Gesù allora, fissandolo, disse: «Tu sei Simone, figlio di Giona; tu sarai chiamato Cefa, (che vuol dire: sasso», e viene tradotto: Pietro).

    Per tutta la Bibbia i nomi diventano emblematici e simbolici del carattere. Quindi quando Mosè dice al Signore: mostrami la tua gloria, mostrami il tuo carattere, mostrami come sei, Dio dice: eccoti il mio nome eccoti la mia legge... per cui la Legge di Dio, il nome di Dio, e il Carattere di Dio sono un tutt'uno, sono sinonimi.
    E comunque sia qualsiasi cosa che possiamo dire riguardo il nome di Dio si applica ugualmente al suo carattere e alla sua legge.
    Il nome di Dio è Santo, la Sua legge è santa, il Suo carattere è santo; la Sua legge è perfetta, il Suo nome è perfetto, il Suo carattere è perfetto...
    Nome, Legge e Carattere sono sinonimi.

    E' innegabile che rispondendo alla domanda di Mosè: mostrami la tua gloria, Dio scrive con il suo dito su due tavole di pietra come testimonianza permanente (ragioniamo un attimo: perché Dio avrebbe scritto su tavole di pietra il suo carattere come perpetuo promemoria? La ragione era perché solo Mosè si trovava sopra la cima del monte Sinai. Mosè sarebbe potuto scendere è dire: "Hei popolo, compagni, signore, questo è come appare Dio, questo è il Suo nome!", ma invece di fare ciò egli porta giù definizioni permanenti ed eterne del nome di Dio: le due tavole di pietra), Mosè così poteva dire: ecco com'è Dio, non le ho scritte io.. solo Dio è qualificato per scrivere il Suo nome.

  6. #6
    In Conclusione




    Pare che i fautori del nome sacro siano come i Galati, e loro caddero nei falsi insegnamenti di alcuni falsi fratelli, che gli stavano insegnando che necessitavano di tornare sotto la legge di Mosè per essere salvi.
    Paolo fece quello che praticamente io sto facendo in questo momento, ovvero smascherare i falsi insegnanti. Egli utilizzò la sua esperienza assieme ad uno dei più intensi studi biblici dell'Antico Testamento riportati nelle scritture, per mostrargli che erano stati ingannati e si trovavano sotto schiavitù. Ci sono tutte le indicazioni che i Galati per la maggior parte si pentirono e si allontanarono dai falsi insegnamenti.

    Gesù disse:

    Giovanni 17:6 ”Io ho manifestato il tuo nome agli uomini, che tu mi hai dato dal mondo; erano tuoi, e tu me li hai dati; ed essi hanno osservato la tua parola.

    I Testimoni di Geova puntualizzano molto sul nome di Dio.

    Nelle traduzioni moderne delle Scritture si è tentata qualche resa alternativa del nome di Dio, che evidenziasse l’aspetto appena visto (Esodo 3:14 «Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono». Poi disse: «Dirai così ai figli d’Israele: “l’IO SONO mi ha mandato da voi”».), ma, nonostante gli sforzi, rimane comunque complesso «condensare» un concetto tanto vasto in un solo termine o breve frase. Dunque, Dio ha un nome con il quale si è presentato, si è fatto conoscere. Come pronunciare tale nome? I TdG non hanno dubbi, e ogni persona che si è intrattenuta almeno una volta a discutere con loro può confermarlo: secondo i membri di tale movimento, la pronuncia corretta sarebbe «Geova». Per avvalorare l’importanza della conoscenza del nome proprio di Dio, i TdG uniscono questa loro convinzione a «rafforzativi» come alcuni passi evangelici di Giovanni:

    Giovanni 17:26 E io ho fatto loro conoscere il tuo nome e lo farò conoscere ancora, affinché l'amore, del quale tu mi hai amato, sia in loro e io in loro».
    dando quindi ad intendere che con l’espressione «ho fatto conoscere il tuo nome» Gesù si stesse riferendo al nome letterale di Dio, che secondo i seguaci della Torre di Guardia è – come abbiamo visto – Geova.

    Abbiamo visto ampiamente sopra che per evitare che stranieri versati nella conoscenza della lingua ebraica potessero tentare di pronunciare il nome di Dio, si decise di «inserire» nel tetragramma (esclusivamente consonantico) le vocali del termine «Adonai» visto sopra (a-o-a; la «i» finale, infatti, nell’ebraico è considerata consonante). I successivi lettori del testo, si trovarono quindi davanti un termine spurio, risultante dell’unione di due parole per formarne una terza, intenzionalmente priva di significato: יהוה (y-h-v-h) + אדני (a-d-o-n-a-y, prendendo le sole vocali) = y-a-h-o-v-a. Una «trappola» architettata con cura, per proteggere l’ineffabile nome di Dio. Si possono certo fare molte speculazioni sulla correttezza della pronuncia del tetragramma, ma di una cosa possiamo essere certi: quella utilizzata dai TdG (ma presente anche in edizioni bibliche di altre confessioni) è l’unica certamente sbagliata, perché completamente aderente all’escamotage fuorviante dei rabbini.

    I TdG insistono sull’importanza di conoscere il nome proprio di Dio, e si «vantano» di essere gli unici ad utilizzarlo, asserendo conseguentemente di essere gli unici nel vero. Come abbiamo visto invece, facendo un minimo di analisi letterale e storica, ciò che essi indicano come il nome di Dio risulta un termine tutt’altro che affidabile, proprio perché studiato appositamente per distogliere dalla reale pronuncia del lemma in questione.

    Sovente ho sentito fare ai TdG tale associazione:
    in Atti 1:8, Gesù dice ai discepoli:

    «[...] Mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra».

    I TdG non credono alla divinità del Cristo. Tuttavia, il nome della loro denominazione associa quello che credono essere il nome di Dio ad una frase proferita da Cristo, asserendo implicitamente che l’essere testimoni di Cristo sia equivalente ad essere testimoni di Dio stesso. Se da parte loro questo significa palesare incoerenza fin dal nome dell’organizzazione, d’altro canto è a mio avviso «segno» di come la verità sulla persona di Gesù non possa essere negata nemmeno dai più strenui oppositori.
    Anche su questo punto, la società della Torre di Guardia ha pronta una giustificazione: a loro avviso, anche nelle Scritture neotestamentarie sarebbe stato presente il nome di Dio, sostituito dai traduttori per celare la verità. Sarebbe necessario spiegare allora ai TdG che, essendo il Nuovo Testamento stato redatto in greco koinè, è impossibile che in esso fosse contenuto un tetragramma ebraico (perfino quando si fa riferimento alla crocifissione di Gesù in cui viene riportata una frase aramaica traslitterandola in caratteri greci). A questo si aggiunga che ad oggi possiamo contare sulla testimonianza di circa 6000 manoscritti del Nuovo Testamento, molti dei quali piuttosto vicini all’epoca dei fatti che narrano, nessuno dei quali fa menzione del nome di Dio, e si comprenderà come l’attacco della Torre di Guardia sia in realtà un maldestro tentativo di auto-giustificazione che può far breccia solo dove esiste ignoranza.

    E' possibile che nel passo di Giovanni 17:26 Gesù stia facendo riferimento alla corretta pronuncia del tetragramma, che gli ebrei avevano «smarrito» nel periodo intertestamentario? Fino agli scritti dell’ultimo profeta (in senso cronologico) dell’Antico Testamento, il tetragramma è infatti impiegato, quindi certamente conosciuto, dall’autore (Malachia, 450 a.C) e dai suoi contemporanei. È possibile che in soli 400 anni (il lasso di tempo intercorrente tra Malachia e la nascita di Cristo) non sia rimasta conoscenza di una nozione così importante? E se questo fosse vero, come conciliare lo sdegno dei farisei quando, interrogando Gesù sulla sua identità, si sentirono rispondere «Io sono»? (In greco «εγο ειμι», «ego eimi», ma ricordiamo che Gesù parlava in ebraico, e dunque è possibile che in tale occasione abbia utilizzato la corretta pronuncia del nome di Dio). È più che evidente che – per quanto se ne limitasse l’uso – il termine era noto, e che cadde parzialmente nell’oblio solo più tardi. Detto in altre parole, si trattava di una nozione certamente conosciuta anche dagli apostoli, che quindi non avevano necessità che gli fosse reso noto un termine che faceva parte della loro cultura nativa. Se non si stava dunque riferendo ad un nome proprio, cosa intendeva allora comunicare Gesù quando disse «ho fatto conoscere il tuo nome»? La nozione di «nome» come abbiamo visto era (ed in parte è ancora) estremamente importante presso il popolo ebraico:

    Secondo il pensiero ebraico, «rivelare un nome» è sinonimo di rendere nota l’essenza di qualcosa, o di qualcuno. Significa dare un’immagine vera e fedele della cosa o persona che stiamo descrivendo, dettagliandone le caratteristiche, le qualità, i propositi: con l’espressione «ho fatto conoscere il tuo nome», Gesù stava affermando di aver svelato ai discepoli la volontà ed il proposito di Dio, di aver presentato loro l’intima essenza del Creatore, ossia il suo grande amore per l’umanità, la sua giustizia, la sua santità che coincidono con il suo carattere, con la sua legge. In un’epoca in cui i farisei avevano «ucciso» il culto genuino a Dio, sostituendolo con una sequela interminabile di dettami umani, soltanto in apparenza spirituali, Gesù poté ben affermare di aver rivelato il nome di Dio, perché visse come Dio incarnato, insegnando l’autentico spirito della legge di Dio e vivendo come essere umano completamente dipendente dalla volontà divina.

    Nel brano di Giovanni 17:11, leggiamo un aspetto particolare della preghiera di Gesù:

    «Padre santo, conservali nel tuo nome, quelli che tu mi hai dati, affinché siano uno, come noi».

    Se il «nome» a cui si riferisce Gesù fosse da intendersi in maniera letterale, ci sarebbe da domandarsi come Dio possa custodire un insieme di persone in un «termine». Se invece, come ci dicono non solo le Scritture, ma anche la cultura ebraica, con «nome» viene indicato ciò che abbiamo appena visto, si comprende come Gesù stia pregando affinché Dio mantenga i discepoli saldi nella sua legge, conformi al carattere che fu il carattere di Gesù portatore e dispensatore di quell’amore, quell’unità e reciprocità che è riflesso della relazione tri-unitaria di Dio, nel passo in questione limitata al rapporto tra Dio Padre e Dio Figlio («affinché siano uno, come noi»).

    Attraverso la sua opera, Cristo ha mostrato il Padre, ha fatto conoscere il suo nome col suo esempio, con i suoi insegnamenti fino alla sua morte in croce, attraverso cui ha rimosso la condanna che gravava sull’umanità, addossandosene la colpa e rendendo disponibile il perdono di Dio a chiunque crede in Lui e nell’efficacia del suo sacrificio, rivelando il proposito di salvezza che Dio ha in serbo per ciascun essere umano,

    2Pietro 3:9 Il Signore non ritarda l'adempimento della sua promessa, come alcuni credono che egli faccia, ma è paziente verso di noi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti vengano a ravvedimento.

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