Carissimo Magazzinho, ti scrivo queste parole per renderti quanto più possibile partecipe del vero e proprio dilemma che si sta consumando nell’intimo di me stesso, non quanto alla fede che coltivo in Gesù Cristo Nostro Signore e Redentore, ma in riferimento a certe dottrine. Per non tirarla troppo in lungo: ormai ho maturato una indubitabile idiosincrasia verso la dottrina che considera ancora vigenti i dieci comandamenti, e che di conseguenza tenta di coniugare la legge e la grazia, ossia il vecchio e il nuovo patto; dimostrando – per mezzo di interpretazioni spesso tendenziose e comunque deficitarie e piuttosto fragili – che con il sacrificio di Gesù Cristo in croce e la sua susseguente resurrezione e ascensione in cielo alla destra del Padre, la legge sinaitica non è stata affatto abolita, ma semplicemente complementata dalla legge dell’amore. Come se la legge data sul Sinai a Mosè non fosse stata ombra di ciò che sarebbe venuto, della vera legge cui ogni vero cristiano deve attenersi, e cioè la legge insegnataci da Nostro Signore e Redentore, che sulla croce ha reso inoperanti per sempre i dieci comandamenti, lettera morta cui Egli si è sottomesso allo scopo di dimostrarne la sostanziale estraneità allo Spirito, e alla nuova epoca sorta con il sacrificio in croce di Gesù Cristo, epoca della grazia incondizionata, in cui Dio si rivolge a ogni uomo personalmente, abbattendo tutte le barriere etniche, sociali e culturali. Così come il Signore ha annullato il sacerdozio, e non solo quello levita, ma il sacerdozio tout court; ed ha annullato il tempio con tutto il suo portato ritualistico e liturgico, annullando al contempo con il suo sacrificio espiatorio sulla croce la dottrina del santuario, in base alla quale il rapporto tra l’uomo e Dio era mediato dalla morte rituale delle bestie, un versare il sangue di tori e di capri che avrebbe dovuto lavar via dalla coscienza del peccatore le colpe, riponendone il fardello (simboleggiato concretamente dal sangue degli animali sacrificati) in Dio, secondo la dottrina del transfer.
In particolare le mie perplessità si sono appuntate sul quarto comandamento, ossia sul Sabato, vero e proprio dogma irrinunciabile, essendo la sua sedicente violazione segno evidente dell’apostasia che ha per suggeritore occulto (ma non troppo) satana, e per portabandiera la aborrita (anche da me, e per ben altri motivi) chiesa latina. Ci ho pensato spesso in queste scorse settimane, fino a non dormirci, ma alla fine sia lodato e ringraziato il Signore e Redentore Nostro che nella potenza e per la potenza del Santo Spirito ha spalancato gli occhi della mia mente su una nuova realtà, ossia sulla realtà della grazia incondizionata, che ora più che mai mi sta rinnovando nello spirito della mia mente.
Vagliando accuratamente tutti i passi biblici coinvolti nella questione del rapporto tra legge e grazia, dove a far la parte del leone è stata la Lettera ai Romani (in particolare Romani 14:5-6):

5 L'uno stima un giorno più dell'altro, e l'altro stima tutti i giorni uguali; ciascuno sia pienamente convinto nella sua mente. 6 Chi ha riguardo al giorno, lo fa per il Signore; chi non ha alcun riguardo al giorno lo fa per il Signore; chi mangia lo fa per il Signore e rende grazie a Dio; e chi non mangia non mangia per il Signore e rende grazie a Dio.

mi sono convinto che la tua posizione circa il rapporto tra legge e grazia è del tutto infondata e priva di appigli scritturali.
Tanto per fare un esempio che spero ti convincerà quanto al dilemma in cui mi sono imbattuto: riferendosi ai sabati “cerimoniali” di cui parla Paolo mi pare di capire che tu sostenga che questi sabati sono stati aboliti perchè appunto “cerimoniali”, ossia afferenti a particolari cerimonie ebraiche che in quanto tali non possono che coinvolgere gli ebrei e non noi gentili ricreati dal Signore in virtù della sua grazia. Ma, io mi chiedo: «Dove mai nella Scrittura si dice di fare differenza tra sabati cerimoniali e sabati che non lo sono?
Un sabato cerimoniale è forse meno sabato in quanto in esso vi si svolgono cerimonie tipicamente ebraiche che come tali a noi non possono e non devono interessare?
Se così fosse, allora perchè Paolo non ha detto di santificare il sabato a prescindere dalle cerimonie che certi gruppi di persone in quel giorno avrebbero potuto fare?».
Se una cosa infatti si evince dalla Legge è che il sabato è Sabato, ossia un giorno radicalmente diverso da tutti gli altri, in quanto memoriale della creazione: cerimoniale o no che sia. D’altronde, basta riflettere con serietà e attenzione sia sui Vangeli che sulle lettere sia paoline che di Pietro e Giovanni, per capire che in questi apostoli dell’Evangelo Eterno, l’unico Novum in tutta la storia dell’umanità, è viva la certezza che con il sacrificio espiatorio sulla croce di Gesù Cristo, la sua conseguente risurrezione e ascensione in cielo e il lascito dello Spirito Santo, si è di fatto inaugurata una Nuova Era nella storia dell’umanità: perchè? Perchè Nostro Signore e Redentore ha abolito una volta per tutte ogni forma di mediazione cruenta nel rapporto tra l’uomo e Dio, Sacerdote Sommo che si è sacrificato al nostro posto una volta per sempre, rivestendoci della Sua giustizia, cioè trasferendo su noi la Sua giustizia, liberandoci di conseguenza dalle opere morte, dalle opere quindi della legge: della legge che sì ti fa prendere coscienza di essere peccatore, ma non ti può affatto salvare; e come non ti può salvare non può nemmeno condannarti. No, la legge non ti può giudicare, perchè in fondo essa è un corpo estraneo, è un codice esterno alla tua coscienza, alieno alla tua coscienza, che ha bisogno di ben altro per essere ricreata a immagine e somiglianza di Dio. Legge che ha avuto una sua indubbia validità per il popolo ebraico in un determinato lasso di tempo, cioè fino alla prima venuta del Redentore: incutendo timore reverenziale perchè data da Dio, ma a lungo andare venendo temuta come meccanismo che codificava le carenze, vere o presunte, degli uomini, facendoli vivere per essa e in funzione di essa: fino al punto di venire uccisi se trasgredivano anche un solo suo comandamento. Dio con il Vangelo ha inaugurato l’epoca della grazia, epoca per ciò stesso di natura spirituale, nella quale il verbo essere sta per “significa”, ossia si riferisce alla realtà che dà senso e finalità non solo alla nostra vita ma anche agli oggetti, agli enti che usiamo per riferirci a essa. Per tornare al passo di Romani 14:5-6: francamente trovo che la spiegazione che se ne dà nella tua scuola di pensiero è a dir poco ridicola: infatti, secondo tale interpretazione, Paolo in quel passo dove non cita mai il sabato non ha fatto altro che difendere strenuamente il sabato! Strano, perché se una cosa caratterizza Paolo come scrittore è la sua chiarezza, il suo non tirarsi mai indietro di fronte alle difficoltà nello spiegare e far comprendere la radicalità del messaggio evangelico. Paolo insomma è uno che dice pane al pane e vino al vino; ma a parere della tua visione egli ha voluto difendere il sabato esprimendosi ex-contrario, e cioè che ognuno di noi può stimare in tutta coscienza ogni giorno uguale all’altro. Per quanto riguarda quei passi biblici in cui, sopra tutto negli Atti, viene detto che gli apostoli andavano di sabato nelle sinagoghe, anche qui trovo che la spiegazione che se ne da è del tutto deficitaria.
Infatti:
- perché gli apostoli andavano nelle sinagoghe di sabato? Per pregare insieme ai giudei, o perché sapevano di poterli incontrare in gran numero nelle sinagoghe e lì predicare il Risorto? Quante volte essi vennero cacciati dalle sinagoghe? E perché? Perchè erano cattivi ebrei, o perché predicavano un Verbo che gli ebrei aborrivano e osteggiavano, e a ragione da parte loro, visto che il Verbo predicato e testimoniato dagli apostoli faceva strame proprio della Legge?

- Ancora: com’è che quando Paolo predica nelle terre dei gentili non si fa mai menzione del sabato?

Strano, perché se veramente Paolo avesse ritenuto che il quarto comandamento sarebbe davvero stato fondamentale per essere cristiani, non avrebbe potuto esimersi perlomeno dal menzionarlo ai gentili.

- Un altro punto importante da considerare è poi questo: perchè quando il giovane chiede a Gesù quali sono i comandamenti da seguire, egli non menziona proprio il quarto, ed aggiunga il comandamento dell’amore che si sa non compare affatto nel cosiddetto decalogo? È per puro caso, forse? O per una dimenticanza di Gesù?

Io non lo credo affatto, e nessuno vero cristiano accetterebbe simili fantasie.

I comandamenti che Gesù menziona per quale motivo afferiscono tutti al rispetto della vita altrui? Non uccidere, cioè non recare offesa a Dio eliminando una sua creatura; non commettere adulterio: cioè non offendere l’altro col giacere con la sua donna, col gettare disaccordo e caos nella sua vita familiare e affettiva; non rubare: cioè abbi un sacro rispetto di ciò che appartiene all’altro, anche dovessi sapere che è stato guadagnato disonestamente, perchè uno solo è il nostro giudice, vale a dire Dio; non dire falsa testimonianza, cioè non calunniare il tuo prossimo, non offendere la sua inalienabile dignità, non dare adito a una catena di offese e ripicche che poi finiscono sempre con lo sboccare in sangue e lacrime; e ama il tuo prossimo come te stesso. Paolo dirà di non concupire, perchè la concupiscenza è madre dei peggiori vizi, e porta a odiare il prossimo perchè non ci si accontenta di ciò che si ha, e di chi si è. Io penso che i comandamenti chiamati in causa Gesù non li abbia scelti a caso, anzi: si confanno alla perfezione alla legge dell’amore, cioè a dire: in un colpo solo Gesù, riferendosi a quei comandamenti, dimostra che essi non erano altro che ombra dei beni futuri, ombra della sola e vera legge di Dio: la legge dell’amore.
Ecco perchè così facendo Gesù non ci dice affatto di seguire tutti i comandamenti, anche perchè non è raro da parte sua far uso delle credenze in voga ai quei tempi per esplicitare il suo vero messaggio (vedi la parabola di Lazzaro e del ricco epulone).

Certo, Gesù seguì il calendario liturgico del popolo ebraico, del quale era membro circonciso: ma chi può dire che con il suo insegnamento, con il suo esempio, con la sua legge dell’amore non abbia scardinato dalle fondamenta l’ideologia che giustificava e legittimava l’ordine e la legge imperanti nei suoi luoghi e tempi? Non solo: Gesù ha scardinato dalle fondamenta l’ideologia del sacro tout court, cioè a dire l’ideologia del potere di tutti i luoghi e di ogni tempo, la quale si fonda su questo assunto implicito: che il rapporto tra l’uomo e Dio per essere vero ed efficace ha bisogno della mediazione di un sacrificio rituale, spesso cruento, e quindi di una casta sacerdotale atta allo scopo, di un “tempio” che, prima di essere un luogo specifico, un centro di aggregazione dei corpi e delle anime, è una mentalità, una temperie. Su questo non esiste niente di più esplicativo della Lettera agli Ebrei: Gesù Cristo è il nostro Sommo Sacerdote che assiso alla destra di Dio Padre Onnipotente intercede per noi, ed è a Lui che noi dobbiamo rivolgere le nostre preghiere, elevare i nostri inni, confessare i nostri peccati, impetrare l’aiuto e il soccorso: perché il sacerdozio di Gesù Cristo è intrasmissibile, e lo è in quanto egli è risorto spiritualmente dai morti, cioè ha sconfitto la morte del corpo, e ora esercita il potere della vita eterna, dispensandola secondo il suo beneplacito. Noi eletti siamo uomini di fede, di una fede che Dio ci ha donato secondo un’incondizionata libertà, e che di conseguenza viene trasfusa nelle nostre opere.

Che altro? Nostro Signore e Redentore ci ha liberato una volta per tutte dalla maledizione di una legge quale che sia, con tutto il suo portato ritualistico, liturgico e sacerdotale; non è quindi per il fatto che osserviamo il sabato che entreremo nel Regno, ma se faremo la volontà di Nostro Signore e Redentore: che io ringrazio con tutto me stesso per avermi liberato dall’insidia di una visione legalista e letteralista della Scrittura; come in passato mi ha liberato dalle grinfie dell’atroce chiesa latina, che addirittura considera la messa un vero e proprio sacrificio, di fatto annullando il sacrificio di Gesù Cristo sulla croce, ripristinando come se nulla fosse accaduto il rituale del tempio: con la sua liturgia e la sua casta sacerdotale che trasmette in un’apparente continuità un sacerdozio del tutto inefficace. Quante volte viene ripetuto nella Lettera agli Ebrei che con Gesù Cristo ha avuto termine l’epoca dei sacrifici cruenti, che Lui ora è il nostro unico e solo Sommo Sacerdote in eterno, il cui sacerdozio è intrasmissibile in virtù della sua immortalità, mentre la casta sacerdotale latina deve trasmettere alla stessa stregua dei sacerdoti leviti un sacerdozio che non vale più nulla, che è del tutto inefficace circa la nostra salvezza, essendo questa dataci per grazia da Nostro Signore e Redentore? Per non parlare di quell’altra atrocità della Madonna quale “co-redentrice”! Comunque sia, penso di aver maturato decisioni molto importanti per il mio futuro di credente.