Ora affronto un’altra questione delicata, e cioè quella riferentesi al letteralismo con cui da te vengono “interpretati” certi scomodi e delicati passi della Bibbia. In sostanza la vostra tesi è questa: che i primi undici capitoli del Genesi vanno letti in chiave descrittiva, cioè quanto in essi è scritto descrive ciò che è realmente accaduto; ed essendo questo tuo modo di leggere la Bibbia in netto e inconciliabile contrasto con la scienza, oltre che con l’esegesi, e la lettura ben diversa che degli stessi capitoli fanno i credenti di molte denominazioni, tu tendi a sminuire e denegare tutti i tuoi avversari.
Ragion per cui la scienza è da rigettare in quanto dice il falso, mentre per quanto concerne le altre interpretazioni, ritieni che i loro sostenitori ormai abbiano abiurato alla vera fede, che si siano secolarizzati, che nel tuo gergo significa: corrotte.
Ma perché secondo te si devono ritenere veramente accaduti quei fatti ed eventi mitici? Perchè dici che se non si crede che quanto è narrato nei primi undici capitoli del Genesi sia accaduto realmente, come è accaduto che Gesù di Nazaret è realmente vissuto, che Paolo è stato a Roma e lì è stato ucciso; come accade che noi esistiamo e ci accade quel che ci accade, allora non ha nemmeno senso l’incarnazione, e tutto ciò che ne consegue.
Se Adamo è una figura mitica – questo è il tuo modo di intepretare la Bibbia – allora anche Gesù Cristo lo è: in quanto egli sarebbe venuto a salvare degli uomini che sono peccatori non perché realmente tali in ragione del peccato realmente accaduto di Adamo ed Eva, ma che sono peccatori solo in termini metaforici, o simbolici.
A te sfugge del tutto l’idea che lo Spirito nell’ispirare dei santi uomini affinchè scrivessero ciò che era frutto della loro esperienza con il Signore Dio possa averli ispirati non in termini letterali, bensì metaforici e simbolici, o per meglio dire: a te sfugge il fatto che l’ispirazione, agisce sulla mente della persona ispirata, ma non sulle sue facoltà espressive, per cui ogni uomo ispirato da Dio redige in base alle sue capacità espressive il contenuto della sua mistica esperienza.
Ciò spiega perché ogni profeta, ogni apostolo, ossia ogni santo uomo ispirato da Dio abbia un suo timbro peculiare, nonostante l’unità e universalità dell’ispirazione che viene da Dio per mezzo dello Spirito. La Bibbia è un complesso di libri che si prestano a una lettura descrittiva se non in minima parte; i Salmi abbondano di metafore e similitudini, lo stesso per i Vangeli; nelle sue lettere Paolo, quando non ha strumenti migliori per spiegare come avverrà il ritorno del Signore, ricorre a delle immagini metaforiche, da non intendersi alla lettera.

E il libro della Rivelazione? Si può davvero leggere in termini descrittivi? Stupisce questo tuo attaccamento alla lettera, anche perché quando ti conviene, o non se ne può fare a meno, ricorri a una lettura metaforica e simbolica di certi passi della Bibbia (vedi appunto la questione del Sabato…). Niente, io ho sempre provato un certo fastidio nel sentire determinati argomenti inerenti i primi undici capitoli del Genesi, e l’interpretazione che tu ne dai: smontabile in un niente;
per esempio: che tipo di albero era l’albero della conoscenza del bene e del male?
Che frutti faceva?
A sentirti Adamo ed Eva sono realmente esistiti, ed è realmente esistito l’eden, e tutto ciò che esso conteneva:

allora, com’è che si può risolvere la questione legata alla reale esistenza dell’albero della conoscenza del bene e del male?
Caspita! Di tutti gli alberi esistenti nell’eden è stato l’unico a non salvarsi, forse seccatosi all’istante quando Eva spiccò il frutto fatale. Forse…Perché a guardare come sono sempre andate le cose da allora, e come ahimè continueranno fino al ritorno in gloria del Signore, si direbbe che l’albero della conoscenza del bene e del male ha continuato a produrre frutti in grande abbondanza, e continua a produrne, in barba a ogni progressismo, illuminismo e razionalismo; o forse anche grazie a essi. Si direbbe che gli uomini, da quando Dio cacciò via dall’eden i nostri progenitori, non si siano cibati d’altro che dei frutti amari di un albero che non si può né vedere né toccare, ma nondimeno c’è.


E che dire riguardo ai patriarchi?

Per te Noè è veramente esistito, ed ha vissuto realmente quel po’ di anni che l’autore sconosciuto gli ascrive: e dire che a quei tempi non esisteva ancora l’anagrafe! Ma se è reale la vita di Noè, è reale anche la storia dell’arca; come per voi è reale il racconto del diluvio, della torre di Babele, eccetera.
Eppure, se solo si riflette per esempio sul racconto della creazione, che per te è realmente avvenuto così com’è descritto nei primi versetti del Genesi, i dubbi si affollano.

Perchè Dio crea prima la luce e poi crea il sole, e anche quando non v’è nulla per segnare il tempo tutto accade comunque in 24 ore, cioè dalla mattina alla sera, e dalla sera alla mattina: come se Dio avesse bisogno di creare nel tempo, e non il tempo congiuntamente al mondo?

E dire che Pietro affermerà tanto tempo dopo che per il Signore Dio un giorno è come mille anni e mille anni sono come un giorno; o forse Pietro non era ispirato quando vergò queste parole rivelatrici, e bellissime?
No, caro magazzinho, io dico che non ci siamo proprio; la lettera uccide, perché chi cade nelle spire infernali del legalismo e del letteralismo finisce col vivere una vita illusoria, per quanto virtuosa essa sia; finisce cioè col chiudersi in un mondo tutto suo, e a interpretare quel che gli accade intorno in base a dei falsi ragionamenti, i quali non fanno altro che confermare le sue convinzioni del tutto soggettive. Per ironia, nel nome del Dio che ha affrontato il reale martirio della croce per liberarci dalle opere di una legge ormai scaduta, e di una lettera che solo per mezzo dello Spirito possiamo far lievitare: cioè portare alle altezze della vita più vera e reale: la vita spirituale.